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Il Dolore nella Fibromialgia. Come già accennato nell’articolo su cosa sia la Fibromialgia,il dolore è il sintomo principale accusato dalle persone che vivono in questa condizione. Ma chi sta leggendo probabilmente questo già lo sa.
A proposito. Ovviamente quel dolore è reale!
Vi avverto! L’articolo in alcuni punti è complesso. Ho tentato di renderlo comprensibile, ma capitemi, l’argomento è ostico.

Cos’è il Dolore?

Ma che definizione possiamo dare al dolore in termini pratici e comprensibili?
Il dolore nella sua definizione più classica è un esperienza sensoriale ed emozionale spiacevole associata ad un danno tissutale effettivo o potenziale, o descritta in termini di tale danno. Già da questa definizione possiamo intuire che il dolore non è solo un fenomeno legato ad un evento fisico, ma anche emozionale, ciò collegato e dipendente anche dal nostro vissuto e dalle nostre emozioni.
Il dolore serve a creare un sistema di allarme efficiente che ci protegge da eventuali danni anche solo potenziali.
Fondamentalmente è un meccanismo di difesa che ci aiuta a non fare casini. Semplicemente se un evento sta tentando di provocare un danno al nostro corpo, il dolore è quel meccanismo che ci consente di avvertire questo fenomeno e reagire di conseguenza.
Il dolore è di conseguenza un fenomeno fisiologico e di importanza capitale nel nostro organismo. Tutti gli esseri umani in un momento della loro vita hanno sperimentato il dolore.
Il dolore rappresenta uno dei mezzi più efficaci che la natura ci ha fornito per evitare di danneggiarci.
In alcuni casi questo meccanismo potrebbe però lavorare in maniera troppo efficiente od esagerata. Questo perché può essere influenzato positivamente o negativamente anche dal mondo esterno e da stimoli interpretati erroneamente a livello del sistema nervoso centrale. Chi soffre di Fibromialgia può intuire di cosa sto parlando.

Cosa sono queste alterazioni degli stimoli?

Quando il dolore “dura troppo” viene descritto con il termine “cronico“, ma ad oggi con dolore cronico non si intende solo un dolore che sta persistendo da troppo tempo, bensì come un meccanismo percettivo alterato; in alcuni casi si può avvertire dolore anche in assenza di uno stimolo doloroso o di un danno (allodinia), o semplicemente si può avvertire troppo dolore per uno stimolo in realtà poco doloroso (iperalgesia). Questa facile attivazione del dolore, o la durata eccessiva, sono fenomeni che possono essere avviati anche in seguito a traumi lievi o ad eventi stressanti a livello psicologico. I meccanismi di iperalgesia ed allodinia sono caratteristici nella persona affetta da fibromialgia.

La Nocicezione ed il Dolore

Il dolore prima di essere un’esperienza mentale è un esperienza fisica che parte da piccoli recettori al di fuori del nostro cervello, e quindi detti periferici. La prima parte di questa spiegazione potrebbe risultare difficile, ma più semplice di così è praticamente impossibile descrivere il processo della Nocicezione.

I nocicettori sono piccole terminazioni nervose libere attivate da stimoli nocivi che trasformano questo stesso stimolo in un impulso elettrico. Questo impulso viene inviato tramite piccoli “nervetti” a livello del midollo spinale. Qui, questi segnali vengono convogliati in neuroni di secondo ordine nel corno posteriore del midollo spinale e poi tramite le “code” di questi neuroni, convogliati fino a livello del tronco dell’encefalo e nel cervello stesso. Qui si origina il nostro dolore, inteso come esperienza cosciente. La nocicezione è un fenomeno di conduzione nervosa. Il dolore è il frutto di un’elaborazione corticale.

La Nocicezione è un segnale. Il dolore è un’elaborazione di quel segnale nel cervello!

Questo è il modo più facile per spiegarlo.

Questi nocicettori trasducono stimoli meccanici, termici e chimici. Le sensibilità di queste terminazioni nervose potrebbe aumentare, diminuendo quindi la loro soglia di attivazione, in seguito all’irritazione chimica che si origina in seguito ad un infiammazione. Ciò comporterebbe un’alterazione nell’attivazione (iperalgesia o allodinia).

Molti nocicettori inoltre si attivano senza superare la soglia di percezione cosciente del dolore, evitandoci quandi sensazioni dolorosi spiacevoli anche quando non necessario, ma originando ugualmente un riflesso di eccitamento del dolore. Questo fenomeno è riscontrabile facilmente in chi fa sport da contatto (rugby o pugilato). La percezione del dolore in questi casi risulta alterata positivamente per evitare di sentire dolore ad ogni contatto. L’allenamento modifica la soglia di attivazione cosciente del dolore, da qui intuiamo già l’importanza dell’allenamento e del mantenimento del movimento.

I nocicettori vanno interpretati come dei sensori che ci avvertono del dolore. In base al nostro vissuto potremmo aggravare o sminuire il valore di questi stimoli. Alcune persone che hanno avuto spiacevoli esperienze di dolore in passato potranno interpretare questi stimoli con terrore, altri potrebbero banalizzarne lo scopo. Quest’ultimo fenomeno è spiegabile approfondendo il tema della Modulazione Discendente.
Modulazione Discendente

Il dolore, inteso come esperienza sensoriale, è estremamente personale e varia considerevolmente da persona a persona. Come spiegato nell’esempio degli sport da contatto, dolore e nocicezione non sono per forza intimamente collegati. Si può attivare la nocicezione senza che la persona provi il dolore.

Sono un fisioterapista, e questo fenomeno lo vedo quotidianamente!

Quando effettuo una manipolazione, ma anche un semplice massaggio, non faccio altro che utilizzare tecniche che attivano un sistema di modulazione del dolore che parte dal cervello: la modulazione discendente. Una delle spiegazioni che i ricercatori si sono dati per spiegare il come la nocicezione non sempre corrisponde a dolore, è che a livello sopraspinale (nel sistema nervoso centrale=cervello) vengono rilasciate determinate sostanze chimiche e mediatori in grado di limitare o azzerare l’effetto dei nocicettori.

Ora facciamo un bel respiro e godiamoci 5 minuti di anatomia che è impossibile da poter rendere leggera. Se vuoi salta direttamente il prossimo paragrafo.

Un settore del nostro encefalo coinvolta nella modulazione discendente è la sostanza grigia periacqueduttale (non è una parolaccia), nella quale convogliano tramite assoni neurali, molte altre zone, tra le quali il sistema libico e l’ipotalamo, quest’ultimi coinvolti nella genesi di pensieri ed emozioni. Di conseguenza anche uno stress psicologico può influenzare la modulazione del dolore. Ma vale anche il contrario. Va specificato infatti che questo sistema utilizza mediatori oppioidi in grado di provocare un’analgesia quando attivato, come nel fenomeno del Training autogeno e dell’ipnosi. La sostanza grigia prima menzionata proietta alcuni  fasci nervosi a livello della parte mostrale del midollo ventromediale, la quale è in connessione con le corna posteriori (dove si trovano i fasci adibiti alla nocicezione), quindi ne deduciamo che può facilitare o inibire la trasmissione del dolore. Le vie discendenti potrebbero inibire le componenti post-sinaptiche a livello del corno posteriore e le afferenti presinaptiche a livello delle terminazioni nervose. L’eccitazione di interneuroni inibitori facilitato nel midollo spinale possono modulare essi stessi la nocicezione.

Il dolore cronico potrebbe essere un derivato dell’alterazione della modulazione discendente. Per capire cosa intendo, immagina il sistema di modulazione discendente come una fabbrica di antidolorifici naturali utilizzati all’occorrenza per vari scopi ed in risposta a diversi fattori, compresi quelli psicologici. Molti trattamenti hanno per esempio una grande efficacia nell’immediato perché sfruttano questo sistema.
Molte persone non riescono però ad attivare in modo corretto questo sistema di modulazione del dolore, o addirittura possono sfruttarlo in maniera errata, producendo i fenomeni dell’allodinia e dell’iperalgesia.
In questi casi l’approccio terapeutico tramite l’esercizio fisico prevede l’istruire il paziente con esercizi facili da eseguire e aumentando le difficoltà nel tempo, creando un percorso idoneo e gestibile di allenamento.  Questi esercizi all’inizio saranno leggeri, in modo tale da sfruttare il meccanismo di modulazione discendente; nel tempo potremmo permetterci di aumentare i carichi. Il movimento e l’esercizio fisico rimangono il miglior farmaco che conosciamo.

Esercizio facile > Assenza di Dolore > Messaggio positivo a livello cerebrale (modulazione discendente) 

Questa modalità permette gradualmente di aumentare il carico di lavoro sfruttando le sensazioni positive.
Immaginiamo proprio la Modulazione discendente come una manopola in grado di abbassare il dolore percepito. Questa manopola nelle persone con la Fibromialgia potrebbe essere bloccata, producendo una ipersensibilità e quindi una facilitazione nella produzione del dolore.

Sensibilizzazione Periferica

Abbiamo prima accennato all’iperalgesia ed all’allodinia, ovvero quello strano fenomeno per il quale uno stimolo non doloroso o poco doloroso potrebbe essere percepito come estremamente doloroso. Questo per via di un aumento della sensibilità agli stimoli, dovuto ad un abbassamento della soglia di attivazione. Ciò può avvenire per cause periferiche o centrali (all’interno del nostro cervello). Accenneremo ora alla sensibilizzazione periferica.
Ancora non sappiamo con estrema certezza come alcuni fenomeni avvengano e non si conosce ancora una causa certa. Un ipotesi molto accreditata è che un aumento dell’attività nocicettiva possa causare un infiammazione neurogena che sensibilizzerà ulteriormente i recettori del dolore per mezzo di molecole chimiche come la sostanza P. Quando i recettori periferici sono sensibilizzati potremmo percepire come doloroso uno stimolo che normalmente non sarebbe in grado di dare fastidio. Questa situazione nel tempo potrebbe diventare “normale”, come in quelle persone che presentano sintomi dolorosi anche in seguito ad esercizi e movimenti leggeri (guarda caso quello che succede nella fibromialgia).

Utilizzando esempi semplici potremmo descrivere questo fenomeno come un allarme di una macchina che si attiva al minimo soffio di vento. Allo stesso modo una persona potrebbe avvertire dolore anche in assenza di veri stimoli dolorosi.

Sensibilizzazione Centrale

La sensibilizzazione centrale viene generalmente descritta come un alterazione nell’elaborazione dei segnali afferenti nocicettivi a livello del sistema nervoso centrale, quindi direttamente nel cervello, che porta ad una ipersensibilità. Si ha un aumento della facilità di attivazione dei nocicettivi, che potrebbero rimanere attivi anche dopo che lo stimolo è cessato. L’allodinia descritta prima rientra perfettamente in questa definizione.

Ci sono numerose alterazioni fisiologiche e biochimiche che possono verificarsi nel midollo spinale e facilitare la trasmissione di stimoli nocicettivi o di stimoli che non sarebbero nocivi, ma che vengono percepiti come tali.

Per descriverlo con parole semplici nella sensibilizzazione centrale uno stimolo anche non doloroso viene amplificato e prolungato a livello del sistema nervoso centrale originando il quadro caratteristico della Fibromialgia.

Dolore e Stress sono collegati

Lo stress, nella sua descrizione fisiologica, è un meccanismo di difesa naturale che il corpo mette in atto in seguito a determinati stimoli che lo mettono “in allarme”. Questi eventi possono essere fisici (un allenamento sportivo od un lavoro intenso per esempio) o mentali (preoccupazioni, ansie, lutti).  Ognuno di questi eventi può turbare gli equilibri interni di una persona, che per tutta risposta può innescare tutta na serie di eventi metabolici, neurali ed ormonali per riportare tutto alla normalità (Allostasi). Ma ciò non sempre avviene! Un carico stressante prolungato può turbare l’omeostasi della persona. Ciò può essere provocato per esempio dal riproporsi frequente di eventi stressanti, dal non riuscire ad adattarsi in tempo ad essi o da una disfunzione della normale risposta adattiva.

Il dolore può essere inteso in questo processo come un campanello d’allarme che induce una risposta adattiva nell’organismo.

Anatomicamente parlando (ogni tanto lo devo fare) l’asse ipotalamo-ipofisi-surrenale ed il sistema noradrenergico provvedono al rilascio di epinefina e cortisolo, che se rilasciati in grandi quantità e per lungo tempo, possono provocare una diminuzione dell’efficenza del sistema immunitario.

Le emozioni e un atteggiamento mentale negativo, peculiare in molte persone che soffrono di fibromialgia nella loro vita, provvedono ad esacerbare questo meccanismo, provvedendo ad un innalzamento dello stress generale.

Anche se potrebbe disturbare, tale definizione rende bene l’idea:

Se ti deprimi perché hai sempre dolore, il dolore ti aumenta!

Per questo un approccio positivo ala Fibromialgia ed adottare uno stile di vita idoneo, può modificare positivamente la percezione del dolore nel paziente fibromialgico.

Perchè finire questo articolo parlando proprio dello stress e di come questo influenzi negativamente la Fibromialgia?

Il messaggio che intendo dare è che se è vero che lo stress e l’approccio mentale alla Fibromialgia aggravano la sintomatologia, è vero anche il contrario!

Se come obiettivo ci poniamo la ricerca consapevole del nostro benessere, tenendo bene in mente i nostri limiti e le nostre possibilità, i risultati arriveranno.