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Come la Mindfulness può alleviare il dolore della Fibromialgia?

Vivere con il dolore cronico può essere, ovviamente, intollerabile sia dal punto di vista fisico, ma anche psicologicamente. Dopo aver assunto la nostra dose di antidolorifici, a volte il dolore si ripresenta anche prima del previsto. Qual’è la soluzione? Prendere altri farmaci oltre quelli già prescritti? O cercare di sviluppare, previo adeguato addestramento, altre competenze per gestire il proprio dolore?

Parliamoci chiaramente. Cos’è la Fibromialgia e come affrontarla? Voi mi insegnate quotidianamente che il dolore è costante, a volte di meno, a volte di più, raramente per niente. Se non fate niente il dolore rimane. Anche eseguendo alla lettera tutte le indicazioni mediche, non sempre otteniamo la risoluzione totale. Cosa fare? Ignorarlo non si può. Fare nulla non si può. Come possiamo auto-aiutarci?

Oltretutto non è solo il dolore che fa male; anche la tua mente inizia a soffrire mentre cerchi disperatamente di scappare dal dolore. E puntualmente inizi a farti delle domande che possono tormentarti la mente: cosa succederà? Peggiorerà? Addirittura ci si chiede se ci si muore

Sarei risibile se dicessi di ignorare il tuo dolore! Come puoi non pensarci e come si può non tentare di combatterlo aggrappandosi ad ogni possibile soluzione (farmaci, fisioterapia, ed addirittura inutili e costosi integratori, ecc..).

E se questa lotta peggiorasse le tue sofferenze?

Cosa intendi dire Enzo?

Ti sto chiedendo di fare un enorme sforzo mentale e cercare di capire le mie prossime parole! Mi raccomando, anche se iniziando a leggere ti sembreranno ridicole, ti chiedo di arrivare fino alla fine e di non accontentarti del titolo.

Se, invece di combattere continuamente il tuo dolore dilaniandoti mentalmente, avessi esplorato le tue sensazioni ed i tuoi dolori che andavano e venivano nel tuo corpo, cosa sarebbe cambiato? In che senso mi chiederai…lasciami spiegare con calma.

Seppur ripudiante come idea, la “consapevolezza del sé“, anche in un contesto di dolore cronico, è un approccio che ci fornisce risultati sorprendenti nella gestione del dolore. Gli stessi ricercatori, che negli ultimi anni hanno preso sempre più consapevolezza dell’importanza della visione del paziente come persona e non come malattia, ne riconoscono la validità.

La meditazione che porta alla consapevolezza della propria situazione attuale, in breve il Mindfulness, è stato dimostrato essere efficace nella riduzione dei parametri del dolore, intesi come intensità, frequenza e durata. Studi scientifici appoggiati dai risultati di Risonanze Magnetiche funzionali, hanno evidenziato come la Mindfulness vada a lavorare a livello organico, sui “circuiti de dolore”.

Quando dico che il Training autogeno, l’ipnosi, la meditazione ed il Mindfulness aiutano in maniera significativa le persone affette da Fibromialgia a gestire il loro problema, intendo anche a livello organico. Quando, parlando del dolore nella Fibromialgia, accennavo alla sensibilizzazione centrale, ne parlavo come un fenomeno approcciabile e riducibile. E per ridurlo, oltre l’allenamento ed il movimento, si può utilizzare anche la mente.

In pratica una Meditazione guidata ad accrescere la consapevolezza della propria situazione corporea e mentale, aiuta in maniera decisiva ad abbassare la percezione del dolore.

Come funziona la Mindfulness?

In grandi linee potremmo descrivere la Mindfulness come una meditazione volta a concentrarsi su una specifica situazione, parte corporea o sensazione. Applicata alla Fibromialgia, la possiamo intendere come un “soffermarsi sul proprio dolore”. Ma non intendiamo un “accettazione” del proprio dolore, quanto una vera e propria analisi di quest’ultimo.

Chi è pratico in questa tecnica giunge di solito alla consapevolezza che il dolore, così come lo percepiamo, ha due componenti:

Dolore Primario

Per primario intendiamo il dolore derivato da malattie, lesioni, contusioni, ecc… Anche se non sappiamo esattamente cosa provoca il dolore nella Fibromialgia, sicuramente possiamo però dargli una connotazione fisica ben specifica (per esempio “mi fa male la gamba”).

Dolore Secondario

Per secondario intendiamo la reazione della mente al dolore primario. Ovvero l’azione che la mente svolge nella percezione del dolore. Spesso nei pazienti affetti da Fibromialgia la mente svolge un ruolo di amplificatore del dolore.

Nel corso  dei millenni si è sempre cercato di utilizzare tecniche che lavorassero su quest’aspetto, e solo oggi, con la risonanza magnetica funzionale ed altri strumenti di misura, possiamo dare un “volto” a questi fenomeni. Anche se non ne sono ancora ben chiari i meccanismi alla base, sicuramente ciò non ci impedisce di riconoscerli come reali.

La Nocicezione è lo stimolo doloroso in termini di “scarica elettrica che trasmette il dolore-segnale al cervello”. Il dolore percepito corrisponde alla rielaborazione di quello stimolo sotto la supervisione di tutti i sistemi cerebrali deputati allo scopo, e con l’aggiunta di una componente emozionale. Che intendiamo per componente emozionale?

I nostri pensieri, le nostre emozioni e le nostre convinzioni, influiscono in maniera importantissima sul nostro dolore. Non a caso la depressione peggiora i sintomi, mentre la felicità (o comunque un atteggiamento positivo) li allevia. E queste non sono frasi fatte. Sono la realtà; esattamente come è realtà la fibromialgia.

Nello stesso tempo la tua mente, anche inconsciamente, si concentra su questi dolori alla continua ricerca di una soluzione: il nostro copro continuamente cerca di auto-curarsi. continuamente cerca indizi, anche negli eventi passati, per elaborare schemi e soluzioni per alleviare questo dolore. Ed è così che si ritroverà senza soluzioni, ma con solo percezioni e ricordi di dolore. Questo auto-check non fa altro che rievocarti sempre più facilmente sensazioni spiacevoli che ti portano ad assumere consciamente ed inconsciamente un atteggiamento negativo nei confronti del tuo dolore.

Puoi finire per essere consumato da angosce, stress, preoccupazioni e dolori fisici futuri: cosa accadrà se non riuscirò a fermare questo dolore? Ho intenzione di passare la mia vita a soffrire così? Continuerà a peggiorare? Morirò?

Il Dolore riempie la tua mente

Questo processo avviene in un istante, prima che tu ne sia coscientemente consapevole. Ogni pensiero si basa sull’ultimo e si trasforma rapidamente in un circolo vizioso che finisce per amplificare ulteriormente il tuo dolore. E può essere peggio di così, perché tali stress e paure si riversano nel corpo per creare ancora più tensione e stress. Questo può aggravare malattie e ferite, portando a un dolore ancora maggiore. Inoltre riduce le potenzialità del sistema immunitario, compromettendo così ulteriormente la tua condizione. Quindi puoi facilmente intrappolarti in una spirale viziosa che porta a sofferenza sempre maggiore.

Ma ancora peggio, tali spirali negative possono iniziare a portare tracce nella mente in modo da diventare pronto a soffrire. Il tuo cervello inizia a sintonizzarsi per sentire il dolore più rapidamente, e con maggiore intensità, in un tentativo futile di cercare di evitare il peggio.

Nel corso del tempo, il cervello diventa effettivamente più sensibile al dolore. Le scansioni cerebrali confermano che le persone che soffrono di dolore cronico hanno più tessuto cerebrale dedicato a sentire le sensazioni coscienti del dolore. È quasi come se il cervello avesse alzato il volume al massimo e non sapesse come abbassarlo di nuovo.

È importante sottolineare che il dolore secondario è reale. Lo senti davvero. Si chiama solo dolore Secondario perché è la reazione della mente al dolore Primario ed è stato pesantemente processato prima che tu lo percepisca coscientemente. Ma questa stessa elaborazione offre anche una via d’uscita; significa che puoi imparare a prendere il controllo del tuo dolore.

È possibile imparare ad allontanarsi dalla sofferenza e iniziare a gestire il dolore in modo molto diverso. In effetti, la consapevolezza restituisce a te il controllo del volume del il tuo dolore, almeno per ciò che attiene quello mentale.

Enzo, ma che me stai a di???? Parlare è facile, tienici tu dentro questo corpo pieno di dolori!

Io ti sto solo dicendo la realtà che sta dietro alla Mindfulness. Sta a te decidere se provarci.

Le scansioni del cervello lo confermano. La consapevolezza calma i circuiti che amplificano il dolore secondario. In effetti, la consapevolezza ti insegna come abbassare il controllo del volume sul tuo dolore. E mentre lo fai, anche l’ansia, lo stress e la depressione che potresti provare cominciano a diminuire.

Oltre a questi benefici, centinaia di studi scientifici hanno dimostrato che la meditazione di consapevolezza è estremamente efficace nell’alleviare l’ansia, lo stress, la depressione, l’esaurimento e l’irritabilità. La memoria migliora, i tempi di reazione diventano più veloci e aumenta la resistenza fisica e mentale. In breve, i meditatori regolari sono più felici e contenti della media, mentre sono molto meno probabilità di soffrire di disagio psicologico.

Difficile parlare di queste cose nell’era moderna, posso solo dirti…provaci. Ed io, se avrai voglia di continuare a seguirmi in questo viaggio, ti fornirò nel tempo gli strumenti.

Se vuoi iniziare a praticare questa forma di meditazione puoi anche pensare di acquistare questo cuscino, ideale per la tua pratica:


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