La Condivisione dei Contenuti è importante per me!

Fibromialgia. Tutti ne parlano, ma nessuno sa realmente cosa sia. Le persone che si ritrovano ad aver avuto una tale diagnosi si ritrovano spaesate e senza punti fermi e, troppo spesso, ci si ritrova a vagare su Internet alla ricerca di informazioni valide per tentare di capire, comprendere ed affrontare questa patologia ancora oggi piena di mistero. Con questo articolo cercheremo di fornire tutte le risposte alle vostre domande.

La Sindrome Fibromialgia è, come ben sappiamo, caratterizzata principalmente da dolore, affaticamento ed disturbi del sonno.

L’eziologia non è ancora stata ben definita: se la sensibilizzazione centrale è considerata il principale meccanismo coinvolto, è anche vero che molti altri fattori, genetici, immunologici e ormonali, possono avere un ruolo altrettanto importante.

La diagnosi è tipicamente clinica (non ci sono anomalie nei test di laboratorio o nelle indagini strumentali) e il medico, per fare diagnosi, deve concentrare la sua attenzione sul dolore e sulle sue caratteristiche. Ulteriori sintomi (ad esempio la facile affaticabilità, disturbi del sonno, depressione, ansia, il fenomeno di Raynaud, la malattia dell’intestino irritabile e l’intolleranza al caldo e al freddo) possono essere associati a questa condizione. Un’attenta diagnosi differenziale è obbligatoria: la fibromialgia è una diagnosi di esclusione.

Gli obiettivi principali del trattamento sono:

  • Alleviare il dolore;
  • Aumentare il sonno ristoratore;
  • Migliorare la funzione fisica.

Un percorso multidisciplinare per la Riabilitazione del dolore cronico risulta essere l’approccio ottimale, come il metodo A.E.D.A. di cui sono promotore. Mentre la maggior parte dei farmaci antinfiammatori non steroidei e degli oppiacei ha un beneficio limitato, un ruolo importante è svolto dagli antidepressivi e dagli antiepilettici neuromodulanti: attualmente duloxetina, milnacipran  e pregabalin sono gli unici farmaci approvati dalla Food and Drug Administration statunitense per il trattamento della fibromialgia.

Va però specificato che anche l’utilizzo degli antidepressivi non sempre risulta efficace, ed è stato recentemente messo in discussione.

Leggi anche: Gli antidepressivi sono sempre utili nella Fibromialgia? 

I trattamenti farmacologici, inoltre, per essere maggiormente efficaci, dovrebbero essere affiancati da un opportuna terapia non farmacologica, basata principalmente sul movimento, meditazione e metodi di rilassamento come il training autogeno.

Cos’è la Fibromialgia

La fibromialgia è una sindrome caratterizzata da dolore cronico diffuso, oltre che ad affaticabilità, intolleranza allo sforzo, rigidità articolare e che risponde positivamente al test dei tender points oltre a presentare sintomi sistemici di vario tipo (ad es. Disturbi dell’umore, disfunzione cognitiva e insonnia), senza una patologia organica sottostante ben definita.

Tuttavia, può essere associata anche a malattie specifiche, come determinate patologie reumatiche (fibromialgia reumatica) disturbi psichiatrici o neurologici, infezioni e diabete.

Storicamente quella che oggi è definita come fibromialgia era già stata descritta nel diciannovesimo secolo. Nel 1904, Gowers coniò il termine “fibrosite” che fu usato fino agli anni settanta e ottanta del secolo scorso. Ma è stato Graham nel 1950 che ha introdotto il concetto moderno di fibromialgia come “sindrome del dolore” in assenza di una specifica malattia organica. Poi, a metà degli anni ’70, Smythe e Moldofsky coniarono il nuovo termine “fibromialgia” associandolo alla positività nella digitopressione dei cosiddetti Tender Points. Solo nel 1990 il comitato del College of Rheumatology americano scrisse scrisse una linea guida che comprendesse i criteri diagnostici che sono stati modificati solo di recente.

La prevalenza della fibromialgia è stata stimata intorno all’1% -2% (3,4% per le donne e 0,5% per gli uomini) della popolazione mondiale. Tuttavia, è ancora una condizione poco compresa che è difficile da diagnosticare.

Leggi anche: La Fibromialgia è reale?

Eziologia e patogenesi della Fibromialgia

L’eziologia e la patogenesi della fibromialgia non sono state ancora completamente comprese. Diversi fattori come la disfunzione del sistema nervoso centrale e autonomo, i neurotrasmettitori, gli ormoni, il sistema immunitario, i fattori di stress esterni, gli aspetti psichiatrici e altri sembrano essere coinvolti nella sua origine.

Sistema Nervoso Centrale (SNC)

La sensibilizzazione centrale è considerata il principale meccanismo coinvolto ed è definita dall’aumentata risposta alla stimolazione del SNC. La sensibilizzazione centrale è la conseguenza di:

  • Un attività nervosa spontanea;
  • Un allargamento dei campi ricettivi;
  • Un aumento delle risposte agli stimoli trasmesse dalle fibre afferenti primarie.

Un importante fenomeno coinvolto sembra essere il “windup” che riflette l’aumentata eccitabilità dei neuroni del midollo spinale: dopo uno stimolo doloroso, i successivi stimoli della stessa intensità sono percepiti come più forti; questo si verifica normalmente in ogni persona e Pavlov ce lo ha ampiamente dimostrato, ma è eccessivo nei pazienti con fibromialgia. Questi fenomeni sono un’espressione di quella che viene definita neuroplasticità del dolore

Praticamente nei pazienti con Fibromialgia è come se il Volume del dolore fosse sempre impostato sul massimo.

volume dolore
Nel paziente con Fibromialgia il “Volume del Dolore” è sempre al massimo.

Un altro meccanismo di innesco presumibilmente coinvolge le ben note vie discendenti inibitorie del dolore, che modulano le risposte del midollo spinale agli stimoli dolorosi, e che sembrano essere alterate nei pazienti con fibromialgia, contribuendo ad esacerbare la sensibilizzazione centrale.

Oltre ai meccanismi neuronali aumentati, anche l’attivazione delle cellule gliali gioca un ruolo importante nella patogenesi della fibromialgia perché contribuiscono a modulare la trasmissione del dolore nel midollo spinale. Attivati ​​da vari stimoli dolorosi, rilasciano citochine proinfiammatorie, ossido nitrico, prostaglandine prolungando l’ipereccitabilità del midollo spinale dopo uno stimolo nocicettivo.

Inoltre, anche vari neurotrasmettitori sembrano essere coinvolti nella sensibilizzazione centrale. La serotonina ha un ruolo significativo nella modulazione del dolore e diversi studi sono stati condotti alla ricerca di alterazioni significative di questa molecola, nel siero e nel liquido cerebrospinale. Inoltre, il precursore 5-HT del triptofano e i suoi metaboliti sono stati misurati nel sangue e nel liquido cerebrospinale e nelle urine con dati contrastanti. In alcuni studi è stato trovato a bassi livelli nel siero o nel liquido cerebrospinale, mentre altri autori non hanno riscontrato differenze importanti nei livelli di triptofano. La serotonina è coinvolta anche nella regolazione dell’umore e del sonno e ciò potrebbe spiegare l’associazione tra fibromialgia e disturbi del sonno e depressivi.

Leggi anche: Dolore Cronico ed Insonnia

Anche altri neurotrasmettitori svolgono un ruolo importante nella fibromialgia. Ci sono dati che suggeriscono il coinvolgimento della noradrenalina, della dopamina, della sostanza P (i cui livelli sono tipicamente alti nei casi di fibromialgia), endorfine e metenkefalina. Questi peptidi del sistema oppioide endogeno sembrano essere iperattivi ma in qualche modo non sono in grado di modulare il dolore in questi pazienti. Ciò potrebbe spiegare la ridotta efficacia degli oppiacei esogeni in questa popolazione.

Prenota la tua consulenza Online adesso!

Studi di neuroimaging funzionale supportano il coinvolgimento del cervello, come struttura anatomica neuroplastica, nella patogenesi di questa condizione.

Traimte la tomografia computerizzata a emissione di fotone singolo (SPECT), la tomografia a emissione di positroni (PET), la risonanza magnetica funzionale (fMRI) ed altre nuove tecnologie di imaging diagnostico, sono state effettuate nuove scoperte correlate alla fibromialgia, anche se in attesa di conferme definitive (saranno necessari ulteriori studi). Va specificato anche che presi da soli questi reperti non significano nulla e non sappiamo se possono essere presenti anche in altre condizioni o addirittura se possono essere solo una conseguenza della fibromialgia e dello stress mentale da essa derivato, e non la causa.

Tra le varie scoperte in attesa di verifiche ulteriori è stata identificata una probabile riduzione del flusso sanguigno cerebrale regionale a livello del talamo; una possibile disfunzione della normale elaborazione cognitiva del dolore in pazienti affetti da fibromialgia, dovuta ad una inferiore circolazione in alcune zone della corteccia frontale sinistra; un’attività significativamente maggiore rispetto ai controlli nelle cortecce insulari, prefrontali, motorie supplementari e cingolati anteriori in risposta a stimoli non dolorosi; una maggiore connettività del talamo alla corteccia orbitofrontale (la regione coinvolta nella regolazione del dolore e delle emozioni attraverso sia i processi valutativi cognitivi che il controllo omeostatico); ecc..

Sistema neuroendocrino e sistema nervoso autonomo

Poiché la fibromialgia è considerata una patologia influenzata anche dallo stress, è facile capire che l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene è fortemente coinvolto. Diversi studi hanno mostrato livelli elevati di cortisolo, in particolare alla sera, associati a un ritmo circadiano interrotto. Inoltre, questi pazienti hanno mostrato valori elevati di ormone adrenocorticotropo (ACTH) sia basalmente che in risposta allo stress; molto probabilmente come conseguenza di una iposecrezione cronica di ormone rilasciante corticotropina (CRH). Queste alterazioni sono probabilmente correlate a bassi livelli di 5-HT osservati nei casi di fibromialgia, poiché le fibre serotoninergiche regolano la funzione dell’asse HPA.

I livelli dell’ormone della crescita (GH) tendono ad essere normali durante il giorno, ridotti durante il sonno. È probabile che la spiegazione sia duplice. Innanzitutto, il GH viene principalmente secreto durante la fase 4 del sonno e questa fase viene interrotta nei pazienti affetti da fibromialgia. In secondo luogo, questi pazienti hanno alti livelli di somatostatina, un inibitore GH, indotta dal ACTH i cui livelli sono alti come precedentemente menzionato. I livelli di ormone tiroideo sono solitamente normali, anche se i pazienti spesso mostrano sintomi di ipotiroidismo. La gonadotropina e la secrezione di steroidi gonadici sono di norma normali, apparentemente senza alcuna correlazione con la maggiore incidenza di fibromialgia nelle femmine.

Vari studi sembrano inoltre confermare che nella fibromialgia il sistema nervoso simpatico sia persistentemente iperattivo. Questo potrebbe spiegare alcuni sintomi clinici come stanchezza, rigidità mattutina, disturbi del sonno, ansia, fenomeno di pseudo-Raynaud, irritabilità dell’intestino. Gli alti livelli sierici di neuropeptide Y, che normalmente è secreto insieme alla norepinefrina, dovrebbero essere un segno di questo stato disautonomico.

Disturbi del sonno

I pazienti con fibromialgia spesso lamentano disturbi del sonno e questi sono probabilmente coinvolti nella sua patogenesi. Come rivelato dagli esami elettroencefalografici, la quarta fase del sonno è la più disturbata e una conseguenza diretta dovrebbe essere un deficit del GH e fattore di crescita insulino-simile 1 (IGF-1). Dato che questi ormoni sono coinvolti nella riparazione dei microtraumi muscolari, la guarigione di questo tessuto potrebbe essere influenzata da questi disturbi del sonno.

mille sfaccettature fibromialgia

Fattori genetici

La predisposizione genetica è probabilmente un fattore importante come suggerito da diversi studi, e si ritiene che la trasmissione sia poligenica. Tra i vari geni studiati, i più importanti sono associati ai neurotrasmettitori. Il gene del trasportatore della serotonina è caratterizzato da un singolo polimorfismo nucleotidico; l’allele “S” (corto) è più frequente nei pazienti affetti da fibromialgia e in chi soffre di stress psicologico. Altri geni presumibilmente coinvolti sono il gene catecol-O-metiltransferasi, il gene del recettore D4 della dopamina e la regione HLA.

Sistema immunitario

La fibromialgia è comune nei pazienti affetti da malattie autoimmuni. Ma risposte certe sulle correlazioni non ne abbiamo.

Aspetti psichiatrici

I problemi psichiatrici sembrano contribuire notevolmente allo sviluppo della fibromialgia. La prevalenza delle condizioni psichiatriche tra i pazienti affetti da fibromialgia è maggiore rispetto ai soggetti che lamentano altre malattie reumatiche. I disturbi più comuni associati sono ansia, somatizzazione, distimia, disturbi di panico, stress post-traumatico e depressione generale. La depressione è più frequentemente associata alla fibromialgia che ad altre malattie muscoloscheletriche e la disfunzione del sistema 5-HT potrebbe svolgere un ruolo attivo nella patogenesi. La depressione peggiora i sintomi fibromialgici e viceversa, e gli antidepressivi rappresentano una pietra miliare della terapia fibromialgica, anche se ad oggi ci stiamo un pò ricredendo su questo.

Tessuti periferici

I tessuti periferici come pelle e muscoli sono stati sottoposti a un’indagine approfondita. Disregolazione vascolare nei muscoli, risposta inadeguata allo stress ossidativo, aumento della sostanza P nei muscoli e frammentazione del DNA delle fibre muscolari sono tutti sospettati di avere un ruolo in questa condizione.

Fattori di innesco

Le infezioni sembrano essere in grado di indurre fibromialgia anche se una relazione causale diretta non è documentata. Anche eventi psicologici o fisici elevatamente stressanti sembrano contribuire all’insorgere della fibromialgia.

Come si fa Diagnosi di Fibromialgia

Molti casi di fibromialgia non si allineano precisamente con una serie standardizzata di criteri diagnostici. Tuttavia, alcuni ritengono che non sia una diagnosi di esclusione, sebbene alcuni operatori sanitari l’abbiano etichettata come tale. Poiché esiste un’assenza di criteri diagnostici assoluti e definitivi con applicabilità universale, i medici spesso si appoggiano a questa diagnosi a seguito di test negativi per altri differenziali.

Piuttosto che ipotizzare subito una diagnosi di fibromialgia, bisognerebbe considerare attentamente una moltitudine di potenziali altre condizioni che ridurrà la probabilità di una diagnosi errata. Quattro delle più comuni patologie da considerare nei pazienti che presentano sintomi di fibromialgia sono l’ipotiroidismo, la sindrome di Lyme, l’artrite reumatoide, la disfunzione surrenale, il mieloma multiplo e l’abuso di statine per la cura del colesterolo.

La diagnosi è difficile perché i sintomi sono vaghi e generalizzati. Nonostante questo, tre sintomi principali sono riferiti da quasi tutti i pazienti:

  • Dolore
  • Affaticamento
  • Disturbi del sonno.

In particolare il medico deve investigare le caratteristiche del dolore: è tipicamente diffuso, multifocale, profondo, “che rosicchia” o brucia. Frequentemente cresce e cala di intensità anche bruscamente, ed è spesso migrante. In questo caso, si dovrebbe sospettare la fibromialgia poiché spesso questo tipo di dolore non è il risultato di infiammazioni o danni nell’area interessata, ipotesi confermata dalle indagini strumentali e dagli esami di laboratorio negativi. È anche importante valutare ulteriori sintomi, che possono sembrare non correlati alla fibromialgia, come fluttuazioni improvvise del peso, rigidità mattutina, colon irritabile, disturbi cognitivi, mal di testa, intolleranza al caldo e al freddo, sindrome della vescica irritabile, gambe senza riposo e fenomeno di Raynaud.

Gli esami muscolo-scheletrici e neurologici sono normali nei pazienti con fibromialgia, salvo la positività ai Tender Points, i quali sono punti specifici del corpo che risultano dolorosi quando viene applicata una quantità non elevata di pressione (circa 4 kg).

Leggi anche: Tender Points

Per quanto riguarda i test di laboratorio, essi dovrebbero essere limitati a un esame emocromocitometrico completo associato ad altre indagini più specifiche da valutare da caso a caso. In genere non ci sono anomalie di laboratorio specificamente associate a questa condizione. Il test ANA (anticorpi antinucleari) è abbastanza richiesto dai medici e può risultare positivo, ma il tasso di test positivo nei pazienti con fibromialgia è lo stesso che nelle altre persone.

Come tale, la diagnosi si basa principalmente sui due principali criteri diagnostici definiti dall’ACR nel 1990: (1) una storia di dolore muscoloscheletrico diffuso presente per almeno tre mesi e (2) dolorabilità in almeno 11 di 18 Tender Points (entrambi i criteri devono essere soddisfatti). Il dolore deve interessare entrambi i lati del corpo, deve interessare le aree sopra e sotto la vita e deve essere anche assiale. Affinché un Tender Point sia considerato positivo, deve essere valutato mediante palpazione digitale con circa 4 kg di pressione e il soggetto deve dichiarare che la palpazione è “dolorosa” (“fastidiosa” non è sufficiente).

Nonostante il loro ampio utilizzo per fare diagnosi, questi criteri diagnostici sono stati criticati: durante questi 20 anni sono state sollevate numerose obiezioni pratiche e filosofiche in relazione ai criteri di classificazione ACR del 1990. Le più importanti sono state le critiche circa l’uso e l’interpretazione del conteggio dei Tender Points, la mancanza di considerazione dei sintomi associati, e l’incuria sulla possibilità che la fibromialgia possa rappresentare la fine estrema di un continuum di dolore muscolo-scheletrico diffuso.

Nello sviluppo dei criteri ACR 2010, i ricercatori hanno cercato di semplificare la diagnosi clinica della fibromialgia, inserendo criteri nuovi che prendano in considerazione anche i disturbi associati. Uno scopo implicito dei criteri attualmente utilizzati è quello di facilitare uno studio più rigoroso dell’eziologia della fibromialgia. In comune con tutti i disturbi complessi, l’insorgenza della fibromialgia sarà attribuibile a molteplici fattori che interagiscono in modo complesso per determinarne l’esito. Gli studi sull’eziologia devono esplorare queste interazioni, anche se spesso non riescono a farlo. Questo problema non è né nuovo né unico per la ricerca sulla fibromialgia.

Nella ricerca epidemiologica, il disegno di studio più forte è probabilmente lo studio prospettico di coorte: i fattori di rischio indicati sono misurati tra una coorte di persone senza fibromialgia, che sono seguite nel tempo per identificare le persone che sviluppano il disturbo. La relazione tra esposizione al fattore di rischio e insorgenza di fibromialgia può essere, in questo caso, valutata in modo efficace. Tuttavia, l’incidenza e la prevalenza della fibromialgia sono basse nella popolazione generale, e il numero di individui privi di disturbi che dovrebbero essere valutati è di conseguenza elevato ed i costi per una tale ricerca sarebbero troppo elevati.

I criteri ACR del 2010 hanno affrontato utilmente il problema rimuovendo la credibilità dei Tender Points come mezzo assoluto di diagnosi, e con la pubblicazione di criteri autoaggiunti dal paziente tramite autovalutazione effettuate nel tempo dal paziente stesso, secondo i nuovi criteri, e che possono essere inclusi in indagini epidemiologiche su vasta scala.

Di conseguenza studi futuri saranno in grado di valutare l’elevato numero di persone necessarie per identificare un numero sufficiente di casi di fibromialgia.

Trattamento della Fibromialgia

Gli obiettivi del trattamento con fibromialgia sono di alleviare il dolore, aumentare il sonno ristoratore e migliorare la funzione fisica attraverso anche una riduzione dei sintomi associati. L’identificazione e il trattamento di tutte le fonti di dolore che possono essere presenti in aggiunta alla fibromialgia come i generatori di dolore neuropatico o infiammatorio periferico (come ad esempio in caso di Comorbidità, osteoartrite o patologie neuropatiche) o dolore viscerale (ad es. Sindrome da intestino irritabile gestione della fibromialgia) è di vitale importanza.

Poiché il dolore, la depressione e altri sintomi della fibromialgia sono legati sia a cause ereditarie e ambientali, è spesso richiesto un approccio terapeutico multiprofessionale che include sia strategie di gestione del dolore non farmacologiche che non.

consulenza online fibromialgia
Prenota la tua Consulenza Online

L’American Pain Society (APS) e l’Associazione delle Società Mediche Scientifiche in Germania (AWMF) hanno dato il più alto livello di raccomandazione per l’esercizio aerobico, la terapia cognitivo-comportamentale e l’amitriptilina. La linea guida APS e la linea guida AWMF sono state completate prima dell’approvazione di pregabalin e duloxetina per il trattamento della fibromialgia da parte della Food and Drug Administration (FDA) degli Stati Uniti. La European League Against Rheumatism (EULAR) ha dato il più alto livello di raccomandazione a una serie di trattamenti farmacologici (ad esempio tramadolo, amitriptilina, fluoxetina, duloxetina, milnacipran, moclobemide, pirlindol, tropisetron, pramipexolo e pregabalin) ed una forza di raccomandazione di “B” per esercizio aerobico. Anche se negli ultimi anni la validità dell’approccio farmacologico è stato messo in secondo piano rispetto alla cultura del movimento, per via degli effetti collaterali.

EULAR non ha fornito alcuna raccomandazione per la ciclobenzaprina, l’educazione del paziente, l’ipnoterapia, il biofeedback o ad altri approcci complementari e alternativi (CAM), come l’agopuntura o l’omeopatia, al contrario dell’APS, che li riteneva, sopratutto l’ipnosi, approcci validi. Inoltre EULAR e AWMF non consigliavano oppiacei forti, che risultano inefficaci nella gestione della fibromialgia. APS e AWMF hanno fornito la stessa forza di raccomandazione moderata a tramadolo, balneoterapia, ipnoterapia, biofeedback, terapia di massaggio, pregabalin, fluoxetina e duloxetina.

Leggi anche: Linee guida EULAR per la Fibromialgia

Farmaci utilizzati nella Fibromialgia

Valutare l’efficacia comparativa degli interventi farmacologici per la fibromialgia è difficile perché non esiste una definizione comune di risposta ai vari farmaci. Poiché una valutazione di tutti i sintomi in ogni paziente non è fattibile, era necessario un consenso comune tra i medici per identificare i fattori chiave che dovevano essere valutati per determinare miglioramenti clinicamente significativi dall’uso dei farmaci. Gran parte del lavoro in quest’area è stato organizzato dal gruppo di lavoro sulla fibromialgia OMERACT.

È stato osservato che per valutare un paziente rispondente al farmaco rispetto al placebo dovevano essere inclusi nei criteri di valutazione un miglioramento del dolore e delle funzioni fisiche, nonché un miglioramento del sonno o dell’affaticamento (miglioramento almeno del 30% rispetto al placebo). Insieme al dolore, i disturbi del sonno e l’affaticamento sono stati costantemente classificati da pazienti e clinici come tra i sintomi più comuni e fastidiosi della fibromialgia. Altri fattori che venivano valutati erano eventuali miglioramenti sulla depressione, ansia e disfunzioni cognitive di vario tipo.

Parlando di farmaci anti-infiammatori non steroidei (FANS), l’ibuprofene e il naprossene hanno dimostrato di non essere migliori del placebo, sebbene vi sia qualche evidenza che i FANS possono avere un effetto sinergico se combinati con agenti attivi centralmente come gli antidepressivi triciclici e anticonvulsivanti. Inoltre, un sondaggio condotto su 1042 pazienti affetti da fibromialgia ha rilevato che il 66,1% considera i FANS più efficaci rispetto al paracetamolo. Praticamente sappiamo che non servono ma i pazienti ne percepiscono ugualmente un beneficio.

Gli oppiacei non sono raccomandati da nessuna delle attuali linee guida per la gestione della fibromialgia.

Il tramadolo è risultato benefico nei pazienti con fibromialgia. È un analgesico atipico che ha un’azione diversa sul SNC (la ricaptazione di serotonina e norepinefrina) da quella di altri narcotici.

Sia gli antidepressivi che gli antiepilettici neuromodulanti riducono sostanzialmente i sintomi della fibromialgia, anche se in un gruppo ristretto di pazienti. Tra gli antidepressivi, gli inibitori del reuptake della serotonina e della norepinefrina hanno dimostrato di fornire la migliore efficacia e tollerabilità per la fibromialgia. Sia duloxetina che milnacipran appartengono alla classe degli antidepressivi di riassorbimento della serotonina-noradrenalina e riducono il dolore aumentando l’attività delle vie antinociceptive noradrenergiche. La Duloxetina deve essere considerata nei pazienti con sintomi depressivi significativi.

Ti conviene veramente utilizzare i farmaci per ridurre il tuo dolore?

Il Pregabalin ha attività analgesica, ansiolitica e anticonvulsivante. È stato anche suggerito che ridurre il rilascio di neurotrasmettitore dai neuroni nel midollo spinale e nel cervello tramite il pregabalin può essere clinicamente vantaggioso per i pazienti con fibromialgia, sempre valutando però la presenza di notevoli effetti collaterali quali: aumento di peso, capogiri, sonnolenza ed edema periferico.

Attualmente duloxetina (DLX), milnacipran (MLN) e pregabalin (PGB) sono gli unici farmaci che sono stati approvati dalla Food and Drug Administration (FDA) statunitense per il trattamento della fibromialgia. Si pensa che i meccanismi d’azione di pregabalin, duloxetina e milnacipran siano correlati alle patofisiologie correlate alla fibromialgia. Tuttavia, questi agenti terapeutici non sono ancora efficaci per tutti i pazienti con fibromialgia.

La famiglia degli antidepressivi triciclici (TCA) è efficace a breve termine nella gestione della fibromialgia, in particolare l’amitriptilina TCA e la ciclobenzaprina biologicamente simile. Attraverso l’inibizione della ricaptazione sia della serotonina che della norepinefrina, i composti triciclici migliorano la neurotrasmissione della noradrenalina e della serotonina nelle vie del dolore inibitorio discendente, determinando una riduzione del dolore. Il più grande miglioramento è stato associato a misure di qualità del sonno.

Trattamenti non farmacologici per la Fibromialgia

I trattamenti non farmacologici più coerentemente collegati ai miglioramenti della fibromialgia sono l’esercizio aerobico e l’allenamento della forza. La Parola chiave è: Tempo.

L’intensità e la frequenza degli allenamenti dovranno essere graduali e dovranno rispettare il paziente nella sua sintomatologia.

Più studi scientifici indicano che il Tai-Chi risulta essere una delle modalità più utili nel trattamento della fibromialgia. Il Tai Chi rispetto alla semplice educazione ad uno stile di vita più attivo e allo stretching, migliora maggiormente i sintomi, la funzione fisica, la qualità del sonno, l’auto-efficacia e la mobilità funzionale per le persone con fibromialgia. Gli autori hanno anche osservato miglioramenti significativi nell’equilibrio statico, nell’equilibrio dinamico nel tempo. Questi risultati coerenti del miglioramento nelle misure oggettive della mobilità funzionale, portano importanti implicazioni cliniche, suggerendo che il Tai Chi può aiutare a ridurre il rischio di ricadute e minimizzare le difficoltà nello svolgere attività quotidiane essenziali, oltre ad aumentare la costanza nel tempo nell’eseguire attività fisica.

Anche lo Yoga è dimostrato essere utile come modalità di esercizio terapeutico, sempre rispettando i tempi e i limiti di ciascun paziente.

Sia gli esercizi in acqua che la balneoterapia sono considerati interventi non farmacologici utili per la fibromialgia. . La Chartered Society of Physiotherapists ha definito gli esercizi in acqua come un programma terapeutico progettato da un fisioterapista, adeguatamente qualificato, per migliorare la funzione, idealmente in una piscina appositamente costruita e opportunamente riscaldata. Non è chiaro però se gli esercizi acquatici siano più efficaci di altri interventi attivi come gli esercizi a terra.

Il calore produce analgesia sulle terminazioni nervose aumentando la soglia del dolore. Causa sollievo dagli spasmi muscolari e attiva il sistema inibitorio del dolore discendente. Secondo la teoria del “gate control“, il nel caso specifico delle cure termali, il sollievo dal dolore può essere dovuto alla temperatura e alla pressione idrostatica dell’acqua sulla pelle.

La terapia termale provoca una serie di reazioni endocrine, in particolare nel rilascio dell’ormone adrenocorticotropo (ACTH), del cortisolo, della prolattina e dell’ormone della crescita (GH), sebbene non altera il ritmo circadiano di questi ormoni.

La terapia cognitivo-comportamentale (CBT) ha sovraperformato altri trattamenti psicologici nella riduzione dell’intensità del dolore della fibromialgia a breve termine. Inoltre, CBT e rilassamento erano significativamente più efficaci di altri trattamenti psicologici nel ridurre i problemi del sonno associati alla fibromialgia. I risultati indicano che tutti i trattamenti psicologici erano ugualmente efficaci nel ridurre la depressione.

Un’altra modalità efficace di trattamento risulta essere la meditazione, nello specifico l’approccio Mindfulness, il quale è facilmente auto-gestibile come terapia.

Conclusioni

La fibromialgia è una sindrome complessa che è spesso difficile da diagnosticare, in particolare per i medici che di solito non si occupano di questa malattia. La patogenesi non è ancora del tutto chiara, ma le moderne tecniche di neuroimaging funzionale ci stanno fornendo importanti dati sul coinvolgimento del SNC. La fibromialgia non deve essere considerata una diagnosi di esclusione: i criteri ACR 2010 recentemente pubblicati cercano di aiutarci a non essere confusi da tutte le altre possibili diagnosi. Un approccio multidisciplinare è ottimale ed il medico ha il DOVERE di fornire al paziente adeguata terapia farmacologica ed indirizzato ad altre modalità di interventi estremamente efficaci non farmacologiche, come l’esercizio aerobico e allenamento della forza, esercizi acquatici e balneoterapia, terapia cognitivo-comportamentale e meditazione.

Conclusioni personali

Sinceramente ho sempre nutrito molte perplessità e nella mia pratica clinica ho smesso di utilizzare il termine Fibromialgia per curare i miei pazienti e chi legge il mio Blog da un pò se ne sta rendendo conto del perché. Se ci si fissa sulla Fibromialgia non si riesce mai a trovare un metodo efficace per inquadrarla dal punto di vista diagnostico e terapeutico.

Se invece cominciassimo a chiamarlo DOLORE, allora troveremo il punto comune a tutti i sintomi ed i reperti oggetto di ricerca.

Solo trattando il dolore potremo stare meglio.