albero che si piega al vento

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Come si convive con il Dolore Cronico?

Anche con questo articolo condivideremo la storia di uno di voi. E di come A. abbia deciso di cambiare ottica nei confronti della sua condizione. Mi sono permesso solo di suddividerlo in paragrafi per facilitarne la lettura.

Ho semplicemente deciso di accettare, senza smettere di lottare…

Alberto F.

Nel lontano 2008, mentre mi recavo al consueto appuntamento di lavoro con il motorino, ebbi un incidente. Un “guidatore poco attento” ebbe la brillante idea di attraversare lo Stop senza Fermarsi e mi prese in pieno. Volai per qualche metro prima di atterrare a terra e rompermi il femore che letteralmente “scoppiò” in mille pezzi. Oltre quello mi ruppi tre costole e due vertebre implosero “felicemente” nella mia colonna dorsale. Ovviamente le escoriazioni, le contusioni muscolari ed ossee, e la lesione muscolare al bicipite femorale accompagnarono il tutto.

Di tutto questo io ovviamente non ricordo nulla. Mi svegliai tre settimane dopo e scoprii, con mia somma gioia, che, oltre tutte queste cose, avevo anche un infezione alla gamba per via della prolungata esposizione del mio femore fuori dalla mia pelle. Questo aveva creato un varco troppo invitante per tutti i batteri e virus che capitavano dalle mie parti.

11 mesi di riabilitazione e svariate cure mediche e farmacologiche mi fecero tornare in piedi.

Ma adesso il problema era un altro….

Il Dolore

Un infezione ossea è qualcosa di spiacevolmente doloroso. Meglio non provarlo mai. Ed a questo aggiungici anche l’immobilità totale perpetuata per mesi a causa delle fratture vertebrali. Aggiungici i dolori ossei e muscolari….chi più ne ha più ne metta si dice. 

Le cose nel tempo sono andate molto meglio per carità. Ora mi muovo e ho ripreso anche a lavorare alla grande. Ma il dolore c’è sempre.

Non lo so il perché! Ma nonostante sia clinicamente guarito quel maledetto dolore è rimasto. Nel tempo e dopo il fallimento di molteplici cure farmacologiche e non, ho capito che il mio corpo “apprezza” il dolore. Praticamente si è abituato a sentire dolore. Così perlomeno è quello che ho capito di quello che mi hanno spiegato.

Ora, parliamoci chiaramente…

…ma come cavolo si fa ad affrontare un dolore che non è dolore?

Si, perché è di questo che parliamo. Di un dolore che non si può definire del tutto fisico. Parliamo di un cervello difettoso a cui piace sentire dolore. E lo fa maledettamente bene. Ho la gamba che mi duole costantemente e la schiena che sembra voglia esplodere da un momento o l’altro.

Il Dolore dovrebbe essere un messaggio che il nostro corpo ci invia per comunicarci che c’è qualcosa che non va. Ma nel mio caso questo meccanismo sembra non funzionare. Praticamente sento dolore anche semplicemente per il peso del mio pantalone sulla coscia. 

E non parliamo di un fastidio ma di un vero e proprio dolore. Diamine, mi ci svegliavo la notte. Adesso va meglio, ma di certo non posso dire che sia sparito. Sta sempre lì in agguato.

Nel mio caso il dolore poteva essere descritto come una di fitte dolorose che mi colpivano ripetutamente senza preavviso. A volte potevo stare benissimo per ore per ritrovarmi all’improvviso “sotto attacco”. 

Ma non era solo quello il problema.

L’ansia mi stava distruggendo

Come hai ben scritto tu (ndr: questa è una email di un lettore che si rivolge a me) il dolore e l’ansia sono strettamente correlati. Il dolore crea ansia, ma anche l’ansia crea dolore. Per descrivere il mio caso preferisco utilizzare parole non mie, ma di Jon Kabat-Zinn in Full Catrastophe Living:

Se hai una malattia cronica o una disabilità che ti impedisce di fare ciò che sei stato sempre in grado di fare, potresti mandare in fumo più certezze all’interno della tua vita, che avevi sempre avuto sotto controllo. E se la tua condizione ti provoca un dolore fisico che non risponde bene alle cure mediche, l’angoscia che potresti provare può essere aggravata dal tumulto emotivo causato dal sapere che la tua condizione sembra essere al di là anche del controllo del tuo medico.

Jon Kabat-Zinn – Full Catrastophe Living

Praticamente hai un dolore che ti limita la vita. Nemmeno i medici sanno come fartelo passare. Che fare?

Tutto questo è ovviamente aggravato dal fatto che, come hai bene detto tu in Cosa sente una persona con Fibromialgia?, non ci si sente capiti.

“Dai passerà…”, “Ma come è possibile che senti sempre dolore! Non esagerare!”, “Sicuro che è così forte?”, o, ancora peggio, se fanno finta addirittura di non sentirti perché si sono ormai “abituati” ad ascoltarti mentre ti lamenti.

Giorno dopo giorno ti ritrovi in uno stato di sempre più profonda malinconia, rivivendo i bei tempi in cui ti sentivi sicuro di te e del tuo corpo.

Sperando che un giorno passerà, ma sapendo che quel giorno non arriverà.

 La Svolta

Che differenza c’è tra curare e guarire?

Sembrano sinonimi ma in realtà c’è una piccola differenza semantica.

Davanti al fallimento della medicina nel “curare” il tuo dolore o nel ricevere una diagnosi sensata, ti viene offerta la possibilità, senza che te ne rendi conto, di riprendere in mano te stesso e la tua salute ed impegnarti da solo a “guarire” o perlomeno migliorare la tua condizione.

Invece che aspettare il prossimo dolore posso e “possiamo” scegliere di lavorare sul nostro stato mentale e su come scegliamo volontariamente di contrastare il nostro problema.

In assenza di una soluzione per il nostro dolore, io preferisco lavorare sul modo in cui mi rivolgo al mio dolore. Questo include l’accettazionel’auto-compassione. Ma non la commiserazione.

Semplicemente accettando che questo dolore c’è, esiste, e non ne sappiamo la ragione…almeno per ora (la speranza è l’ultima a morire).

Accettare il mio dolore?

Mi prendi per il C…?

Per quanto possa sembrare paradossale, ma è l’unico modo. Perché continui a visitare 7.000 medici per cercare cure inesistenti e non inizi a responsabilizzare te stesso nei confronti di te stesso?  Non è un gioco di parole, ma la realtà.

Questa domanda mi ha tormentato per mesi. Ma, nonostante sapessi dentro di me che dovevo fare qualcosa, non reagivo. E continuavo solo a lamentarmi come un bambino. 

Nel leggere il tuo articolo sulla Mindfulness, mi sono ritrovato catapultato in una delle mie letture: Riprendere i sensi di Jon Kabat-Zinn. Un capolavoro assoluto.

Questo libro mi aprì gli occhi. Mi risi conto che alla fine tutto quello che mi serviva per aiutare me stesso lo avevo già. Qui ed Ora. Le risorse che mi servivano erano già in me. Ero io che dovevo cambiare.

Come ho imparato a convivere con il Dolore Cronico?

La cosa più importante, più difficile ma fondamentale è questa:

Devi accettare che questa è la tua realtà!

E devi decidere di andare avanti.

L’unica cosa sensata che puoi fare è andare avanti e trovare degli accorgimenti che ti consentano di andare avanti. Non qualcosa di prescritto su un foglio bianco o rosa che sia. Ma qualcosa che hai scelto tu, che funzioni su di te.

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Conosci il tuo dolore ed impara i migliori metodi per gestirlo!

Assumiti le tue responsabilità.

Anche se i progressi sembrano tardare ad arrivare, abbi fiducia. Arriveranno di sicuro. 

Ho provato 6.000 diete diverse, testato decine di inutili integratori che non si sono rivelati utili, praticato vari allenamenti, fino a trovare qualcosa che fa per me.

Ho capito che dovevo tenermi il dolore, e capire come conviverci in pieno.

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Ora sto meglio.Questi sono i dieci consigli che mi sento di dare ai tuoi lettori:

  1. Meditazione Giornaliera. Hai perfettamente ragione! La meditazione è fin troppo conosciuta. Ma se la gente solo sapesse che benefici che da. La Meditazione mi ha aiutato ad accettare il mio corpo e le mie limitazioni, ed mi ha insegnato ad ascoltarlo momento per momento, migliorando il mio stato di salute mentale.
  2. Leggi. Si, hai letto bene, LEGGERE. Leggere aiuta a svagarti, ma, in base alle letture che fai, anche ad affrontare ed accettare il tuo dolore. Ti consiglio questi tre libri (clicca sopra il titolo per comprarli direttamente su amazon):
    • Riprendere i sensi di Jon Kabat-Zinn. Anche se molto lungo, nella sua semplicità ti fa immergere in cosa sia veramente la meditazione. Nulla di trascendentale. Ma qualcosa che ti può essere veramente di aiuto. Ti spiega passo passo ogni particolare di questa nobile arte, e ti fa capire quanto sia più efficace di molte altri approcci e terapie, nell’aiutarti ad accettare te stesso ed il tuo dolore.
    • Se il mondo ti crolla addosso di Pena Chodron. L’autrice ti spiega come superare i momenti difficili e come sfruttare la sofferenza che ne deriva a tuo vantaggio. Quando vedi che tutto va male potresti trovare gli strumenti pi utili per rialzarti.
    • Come vincere lo Stress e cominciare a Vivere di Dale Carnegie. Un colossal della letterature del Self-Help. Ma diamine. L’ovvietà con la quale l’autore ti spiega come a volte ci stresiano per niente, ci può aiutare a capire dove in fondo sbagliamo, e come volontariamente ci aumentiamo da soli il nostro stato di ansia e stress.
  3. Ho capito che la Resilienza è un processo. Come molti altri perfezionisti, ho vissuto nel perfezionismo per la maggior parte della mia vita. Ma ho imparato a lasciar perdere. Proteggerci dall’imperfezione non ci rende più forti. Contro il dolore cronico, i piccoli passi sembrano passi da gigante. E gli sbagli sono necessari. La perseveranza è alla base della resilienza. A proposito. Ti consiglio di leggere anche quest’altro libro: Perseverare è umano. Ti aiuterà a motivarti.
  4. Accetta. Invece di addormentarti pensando che domani ti sveglierai senza nessun dolore. Addormentanti accettando quello che è ora la tua realtà: “sei una persona che prova più dolore del dovuto, e farai del tuo meglio per reagire”. Accetta di avere dei limiti. Ovvio che potrai continuare a rimanere aggiornato con il tuo medico in cerca di eventuali altri stratagemmi terapeutici. Ma accetta anche la realtà attuale.
  5. Gratifica te stesso. Riconosci i tuoi pregi; riconosci i tuoi sforzi. Sii grato per quello che hai di buono nella vita e (ritornando anche al punto precedente) accetta anche quello che non va. Ma soffermati, nel mio caso lo faccio ogni sera, su quello che di buono hai e sii grato a te stesso per questo. La Gratitudine è una scienza a tutti gli effetti.
  6. Muoviti. Non aspettare che sia qualcuno a dirtelo. Fallo da solo. Fai del movimento, di qualunque tipo, qualunque sport o attività. Ma muoviti. Io eseguo Yoga per esempio. Ma dopo aver letto l’articolo sul Tai-Chi, mi sa che proverò anche quest’ultimo.
  7. Fai quello che ti piace. Dovrai sconvolgere un pò la tua vita per trovare il tuo modo per reagire ed aiutarti. Le scelte che farai devono essere fatte “per te”. Scegli di apportare dei cambiamenti che vuoi veramente. Se devi praticare un’attività fisica, scegli quella che più ti piace. Se cambi alimentazione, scegli di associarla ai tuoi gusti. Non puoi pretendere di non assecondare quello che sei in questo percorso. Puoi anche decidere di trovarti un hobby che ti piaccia e faccia al caso tuo. Perché non riempire di gioia la tua vita?
  8. Routine serali e mattutine. Inutile prenderci in giro, chi di mattina, chi di sera, chi in tutte e due i casi. I dolori si fanno sentire sopratutto in questi due momenti della giornata. Datti delle routine con i quali gestire questi due momenti fondamentali che precedono e seguono il riposo. Sappiamo che il sonno è fondamentale. Rispettiamolo. Io personalmente la mattina preferisco svegliarmi molto prima del necessario per dedicarmi alla lettura e per “scaldare il mio corpo” per la giornata. Ho notato che se mi sveglio più tardi sto peggio. Oggi mi sveglio, medito per 10 minuti, mi lavo, faccio colazione e leggo. Poi passeggio per una mezz’ora con il cane. Tutto questo mi aiuta a partire meglio con la mia giornata. Trova anche tu il tuo metodo.
  9. Mangia meglio. L’alimentazione è un fatto talmente tanto personale e personalizzabile che non mi sento di darti particolari consigli tranne uno: affidati ad un professionista che non ti prescrive integratori. Gli integratori servono solo se ci sono carenze e nella maggior parte dei casi basta un alimentazione sana e variegata per assumere tutto ciò che ti serve.
  10. Unisciti ad altri. Anche se solo virtualmente, essere in contatto con altre persone nella tua condizione può essere di grandissimo aiuto. L’importante è evitare i “lamentosi cronici”. Cerca di unirti a persone che vogliono reagire.

Grazie per avermi ascoltato. Di cuore.

Alberto.