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Esiste una correlazione tra dolore cronico e depressione?

Il termine dolore cronico viene utilizzato per descrivere un dolore che dura oltre il tempo tipico necessario per una malattia o una ferita di guarire. A volte come “cronico” viene anche descritto un dolore che dura da più di tre mesi. La statistica medica ci dice che chi soffre di dolore cronico nel 30-50% dei casi soffre anche di depressione, anche solamente lieve.

Va specificato che il dolore cronico non è solo associato a lesioni fisiche o problemi muscolo-scheletrici, in quanto può derivare anche da altre condizioni come malattie cardiache, artrite, emicrania o diabete.

Il dolore cronico non è sicuramente solo una condizione fisica, ma anche emotiva, e ha un’enorme influenza sui pensieri e gli stati d’animo di una persona. Non a caso, nel parlare di come la meditazione aiuti nella gestione del dolore, facciamo sempre riferimento ad un dolore fisico ed uno emotivo.

Come si sente una persona con dolore cronico?

Le persone con dolore cronico spesso si ritrovano ad affrontare la loro vita con meno energie di quelle che avevano precedentemente, o comunque rispetto agli altri, e nello stesso tempo si ritrovano spesso ad isolarsi dagli altri in determinati aspetti della vita sociale. Sono persone che spesso non si sentono capite o che vengono sottovalutate. Vengono frequentemente etichettate come “malati immaginari“.

A volte può essere difficile valutare se il dolore cronico abbia portato alla depressione o viceversa. Le persone con dolore cronico hanno tre volte più probabilità di sviluppare sintomi di depressione o ansia, e le persone con depressione hanno una probabilità tre volte maggiore di sviluppare dolore cronico….viene automatico chiedersi:

Viene prima il Dolore o la Depressione?

La depressione è si certo che frequentemente può causare dolori inspiegabili, come mal di testa o mal di schiena, e persone che sono depresse potrebbero certamente avere maggiori difficoltà nel portare miglioramenti nel proprio stile di vita, come aumentare la propria quantità di movimento per contrastare il dolore cronico stesso. A sua volta, il dolore cronico può causare disturbi del sonno, aumento dello stress o sensi di colpa o di inutilità sociale, che possono portare alla depressione. Quindi, alla fine, chi viene prima? Spesso il confine è talmente sottile da non poter essere distinto e azzardarsi ad etichettare le persone come “depresse” troppo in fretta sarebbe da sconsiderati. Bisognerebbe comprendere fino in fondo il percorso che la persona ha seguito fino ad arrivare fino a questo punto, per poter poi fare una diagnosi corretta e creare le condizioni per instaurare un rapporto realmente ematico con la persona che soffre di dolore cronico.

Mi sento di dire che spesso è impossibile stabilire chi viene prima:

Sfiderei chiunque a non diventare depresso se si soffre di Dolore Cronico

Vorrei aggiungere una cosa: sebbene la depressione possa ulteriormente debilitare le persone con dolore cronico, queste stesse persone potrebbero avere più difficoltà nel riconoscere e parlare dei sintomi della depressione con il proprio medico. In effetti, la metà di tutte le persone depresse con dolore cronico che effettuano la visita medica si lamentano solo dei sintomi fisici. Poiché sia ​​il dolore che la depressione si complicano reciprocamente l’un l’altro, è importante affrontarle insieme in un eventuale trattamento.

Sintomi principali della depressione:

  • Mancanza di interesse nelle attività
  • Umore depresso o irritabilità
  • Cambiamenti nei modelli di sonno
  • Cambiamenti di appetito
  • Sensi di colpa o disperazione
  • Mancanza di energia
  • Difficoltà di concentrazione

Una lavoro multidisciplinare

I pazienti traggono più beneficio quando il dolore cronico e la depressione sono trattati insieme sia personalmente, adottando degli accorgimenti fondamentali nello stile di vita, sia tramite l’aiuto di professionisti esterni. Questa squadra di esperti può includere:

Medico. Il medico è colui che ti segue nell’iter diagnostico e ti fa diagnosi di Fibromialgia. In seguito può opportunamente prescriverti farmaci in grado di modulare il tuo dolore. Gli specialisti più idonei a tale problematica sono i reumatologi.

Psicoterapeuta. Le sessioni regolari con un terapeuta addestrato nella terapia cognitivo comportamentale, o in altre forme di psicoterapia, possono aiutare ad affrontare schemi di pensiero ansiosi o negativi e insegnare abilità di coping (strategie per affrontare un problema) che riducono i sintomi del dolore ed eventualmente dell’ansia. Possono anche lavorare con le famiglie dei pazienti per aiutarli a capire meglio il dolore cronico e la depressione che coinvolgono la vita del proprio familiare.

Un fisioterapista. Un fisioterapista specializzato nel trattamento del dolore cronico, può aiutare a migliorare la mobilità, ridurre il dolore e aumentare l’umore introducendo training di allenamento adeguati ed insegnando tecniche di rilassamento muscolare e “mentale”, quali il training autogeno e la meditazione.

Altri professionisti come nutrizionisti, agopuntori e terapisti occupazionali possono fornire approcci diversificati per aiutare ad affrontare il dolore cronico.

Opzioni di trattamento

Ci sono molte opzioni di trattamento che possono fornire sollievo un adeguato al dolore cronico ed ai sintomi della depressione. Alcuni di questi includono:

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La Psicoterapia, nello specifico la talk therapy, può aiutare un individuo a modificare i propri schemi mentali, apprendere le abilità di coping per affrontare i sintomi ed aiutare a prevenire futuri sintomi depressivi.

Tecniche di riduzione dello stress. Queste abilità possono includere esercizio fisico, rilassamento muscolare, meditazione, pensiero positivo, ecc. Molti sono i professionisti che possono insegnarti tecniche efficaci a tale scopo.

Farmaci: possono essere prescritti analgesici standard e farmaci antidepressivi per combattere i sintomi sia del dolore cronico che della depressione. In caso di dolore eccessivo, possono essere prescritti anche oppioidi, ma bisogna informarsi scrupolosamente con il medico sui rischi e le controindicazioni di tale pratica.

Terapia di gruppo: l’esser coinvolti in attività in cui ci si ritrova in mezzo ad altre persone con la tua problematica può risultare molto più motivante, ed aumenta il grado di fiducia nelle persone che hanno difficoltà ad iniziare o a rimanere costanti. Molte “terme” e palestre, anche in Italia, hanno inserito percorsi di questo tipo. Potresti vedere se anche dalle tue parti trovi qualcosa

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