mano con placebo

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Effetto Placebo – Guida alla comprensione

Nel parlare di correlazione Mente-Corpo non possiamo non parlare dell’Effetto Placebo. Alla fine il Placebo è stato, ed in parte rimane, il farmaco (inteso come atto terapeutico) più utilizzato dall’umanità dall’avvento dei primi tentativi di fare medicina.

Quando mi capita nella mia pratica clinica di chiedere ad un paziente che idea abbia lui del Placebo, le risposte si riducono, nella maggior parte dei casi, ad un unico filone di risposte: l’effetto placebo è, nell’immaginario collettivo, una cura o farmaco finti che vengono dati al paziente che, credendoli veri, guarisce veramente, e questo indica che la malattia del paziente sia del tutto immaginaria o, nel gergo medico moderno, psicosomatica.

In parte questa definizione risulta veritiera. Ma vanno approfonditi alcuni aspetti, che ci consentono di capire meglio i meccanismi che generano l’effetto placebo, tra cui, principalmente, l’aspettativa…

La Storia dell’Effetto Placebo

Alla fine tutta la storia della Medicina viaggia parallelamente alla storia dell’effetto placebo. Pensandoci bene, e riferendoci alla definizione data precedentemente, il placebo non è altro che un trattamento privo di qualsiasi reale proprietà terapeutica. La storia dell’umanità è disseminata da migliaia di cure, pozioni, rituali e pratiche che, pur non avendo nessuna proprietà curativa, venivano usate sui malati, credendo servissero davvero a far stare meglio la persona sofferente. Ancora oggi, sopratutto nell’ambito delle terapie alternative, vengono utilizzate pratiche o prescritti integratori e pseudo-medicine che, pur non avendo nessuna base scientifica, vengono spacciate per curative. Anche nella Medicina ufficiale si fa ricorso ad alcune pratiche che nulla in realtà hanno di terapeutico.

La cosa più bizzarra è che, tutte queste pratiche mediche che dovrebbero risultare inefficaci, in realtà, in molti casi, risultano apportare dei reali miglioramenti allo stato di salute della persona che in quel momento si trova in uno stato di malattia o ha dolore. Partendo dal mesmerismo, perkinismo, sciamanesimo, vodoo per arrivare all’attuale omeopatia e terapia osteopatica cranio-sacrale. Tutte queste terapie hanno dei reali effetti su condizioni mediche minori o per alleviare i dolori ed i sintomi associati a malattie più importanti, ma, sotto la luce di un indagine scientifica rigorosa, non hanno nessuna efficacia superiore al comune placebo (terapia finta).

Solo nella medicina moderna si ha dato un ruolo ed un volto al Placebo e si sta tentando di dare una spiegazione a questo fenomeno, anche nel tentativo di capire quali siano le cure più efficaci. Uno dei modi migliori per testare un farmaco è infatti uno studio a doppio cieco, dove né i pazienti, né il medico sa se si stia somministrando un farmaco od un placebo e, di conseguenza, nessuno dei due risulta influenzabile.

Cosa rende efficace il Placebo?

Howard Brody definisce l’effetto placebo come un cambiamento nel corpo o nella mente, avvenuto come risultante di un atto terapeutico eseguito in un contesto sanitario o di cura. Brody definisce l’atto terapeutico in termini di stimolo che si impersonifica nell’aspettativa o speranza di miglioramento. L’effetto placebo, così descritto, risulta essere il miglior esempio di correlazione tra mente e corpo presente in Medicina.

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Se pensi che ti farà stare bene, starai meglio!

Credenze ed aspettative positive sul proprio stato di salute possono influenzare realmente in meglio la propria condizione. Se pensi che un farmaco, pozione, rito, preghiera o chissà cosa, ti faccia stare meglio, ciò potrà veramente apportare un beneficio. Ovviamente rimanendo nei limiti della logica. Un ciarlatano che ti dice che se prendi questo o quell’integratore guarirai per sempre dai tuoi dolori, o, peggio ancora, da un tumore, ovviamente ti sta raggirando solamente approfittando della tua debolezza emotiva o ignoranza (intesa come “non conoscenza”, non come offesa). Non a caso gli ottimisti in medicina, guariscono prima, o perlomeno, reagiscono meglio alla malattia.

Il Placebo oggi

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Conosci il tuo dolore ed impara i migliori metodi per gestirlo

Il Placebo potrebbe essere inteso semplicemente come un miglioramento avvenuto dopo aver somministrato una terapia finta. Ma i medici oggi non si accontentano più di questa definizione che rientra nell’effetto placebo, inteso come il miglioramento effettuato dopo la somministrazione di una cura. Ormai gli scienziati stanno tentando di andare oltre questa definizione semplicistica che non tiene conto di altri fattori.

I fattori da tenere in considerazione sono:

  • Riduzione spontanea. Somministrare una cura nel momento stesso in cui sta incominciando la regressione della problematica, equivale ad attribuire un valore terapeutico ad un trattamento inutile che non è nemmeno considerabile placebo. Basti pensare a quante cure inutili vengono fatte per il mal di schiena acuto. Spesso vengono dati farmaci nel momento in cui il mal di schiena sarebbe passato da solo lo stesso, e si attribuisce il miglioramento al farmaco e non all’effetto-tempo.
  • Regressione verso la media. Si tratta di un effetto statistico di un determinato valore. Per esempio se si effettua una misurazione di un valore quando questo è ai massimi livelli e, successivamente, un’altra valutazione quando sta ai livelli standard, si potrebbe pensare che il Placebo somministrato prima della seconda misurazione possa essere stato efficace nel diminuire il valore verso la media (o standard), ma in realtà magari è stato solo un episodio momentaneo di innalzamento del valore che poi si è riposizionato sul valore standard.
  • Impossibilità di misurazione oggettiva. Come fai a dare un valore al dolore? Il Dolore è un fenomeno personale e soggetto a troppe variabili non misurabili. Come possiamo dare un valore o accertare una diminuzione ad un valore così dipendente da interferenze esterne al paziente e psicologiche?
  • Gentilezza del paziente. Sembra una presa in giro, ma un paziente può anche simulare un miglioramento della sintomatologia anche inconsciamente per compiacere al medico, non perché ci vuole provare con lui sia chiaro, ma per meccanismi psicologici o transfert emotivi.
  • Cure concomitanti. Fai una dieta “antinfiammatoria” (mi perdonino gli esperti per tale definizione) e contemporaneamente prendi un integratore. Magari migliori. Ma è la dieta o l’integratore ad aver determinato il miglioramento? O la loro interazione?

Una volta scartate tutte queste variabili possiamo definire l’effetto placebo come una risultante di fenomeni fisici e mentali che determinano il miglioramento clinico. Questo miglioramento, al netto delle variabili di prima, viene definito Risposta Placebo.

La Risposta placebo è la componente mentale del paziente la cui attivazione dipende dall’atto terapeutico, ovvero le parole e rituali di cura che innescano nel paziente fiducia, aspettativa e speranza di miglioramento.

pillola placebo
Placebo o no?

L’aspettativa come cura

L’aspettativa di miglioramento del paziente, anche senza nessuna cura o farmaco placebo, può essere un fattore determinante nel produrre un esito positivo nella condizione clinica del paziente stesso.

Non a caso ho sempre definito la preghiera ed il pensiero positivo, come due dei migliori fattori non medici, in grado di aiutare a raggiungere un risultato in termini di riduzione del dolore. Ovviamente non intendo dire che se preghi ti regredisce il tumore, ma sicuramente attivi tutte quelle componenti psicologiche che ti permettono di affrontare meglio la malattia. Ed anche riguardo il pensiero positivo, sarebbe da cretini pensare che se ci credi tanto tanto ti passa la bua. No! Ma un atteggiamento mentale positivo può portare ad innescare effettivamente tutta una serie di processi interni in grado di diminuire o comunque gestire meglio il dolore.

Nocebo

Vale anche il contrario: aspettative negative o di non miglioramento della propria condizione di salute possono effettivamente produrre un peggioramento clinico o una riduzione dell’effetto terapeutico di un farmaco. Se non credi che un potente antidolorifico possa fare effetto, è possibilissimo che non abbia effetto o comunque ne abbia poco solo a causa del tuo scetticismo. E parlo di farmaci reali, non placebo.

Perché funziona?

Sono quattro i motivi principali che determinano l’efficacia di un Placebo.

  • Aspettativa. Immersi come siamo in un mondo in cui i processi di cura sono affidati al personale medico o paramedico, si tenderà ad associare una prescrizione di un farmaco o di un atto terapeutico ad un futuro miglioramento. Ma se ad esempio crediamo che una procedura peggiori la nostra condizione, si genererà un effetto nocebo ed effettivamente potremmo stare peggio. Ciò è dimostrato funzionare perfettamente quando si leggono i possibili effetti collaterali di un bugiardino: puntualmente ce li hai tutti.
  • Dopamina. La dopamina, un neurotrasmettitore presente nel nostro cervello, è implicata nei meccanismi di ricompensa. La dopamina può essere definita come il neurostrasmettitore della felicità, intesa come ricompensa o ricerca del piacere. Il sesso, i soldi ed anche il miglioramento dello stato di salute, sono tutti aspetti delle nostre vite ricollegabili alla sfera del piacere, e, di conseguenza, situazioni facilmente influenzabili dalla volontà di ricevere una ricompensa e, in quanto tali, suscettibili all’effetto placebo. La dopamina sarà quindi efficace in questo senso nell’indurre un miglioramento clinico.
  • Riduzione dell’ansia. Il solo immaginare che il tuo dolore possa diminuire, potrà contribuire attivamente a ridurlo al pari di un anti ansiolitico, ma con meno effetti collaterali.
  • Apprendimento. Noi tutti, da quando abbiamo memoria, abbiamo ricollegato l’utilizzo di siringhe, farmaci, lettini e camici al miglioramento dei propri sintomi. Ciò permetterà al nostro cervello di riconoscere l’atto terapeutico come effettivamente tale e potenziarne gli effetti per un fenomeno di apprendimento indiretto.

E del dolore che possiamo dire?

Il dolore rappresenta uno degli aspetti biologici-emotivi più suscettibili al placebo. Nei trial clinici si è evidenziato come in moltissime sintomatologie dolorose, l’utilizzo di un placebo possa essere sufficiente a cessare lo stimolo doloroso. Come è possibile? Il placebo come meccanismo per ridurre il dolore, come per l’infiammazione, attivano gli stessi recettori ai quali si legano i farmaci specifici per tali condizioni, innescando così gli stessi meccanismi fisico-chimici della terapia anti-dolorifica ed antinfiammatoria, a patto che la persona che utilizza il placebo abbia già sperimentato con successo l’utilizzo dei farmaci reali nel suo passato. Sperimentato l’utilizzo anche in senso sociale, ovvero tramite il semplice vedere qualcuno che è stato meglio in seguito all’assunzione del farmaco.

Il Placebo diminuisce il Dolore

Il placebo avrà quindi lo stesso effetto del farmaco utilizzato in precedenza, agendo sugli stessi meccanismi di autoregolazione del dolore, nel particolare, il sistema oppioide.

Considerazioni sulla Fibromialgia

Il Placebo, inteso come insieme di fiducia in chi ha in cura, aspettativa di miglioramento, speranza, convinzioni e meccanismi di ricompensa, è parte importante nel processo di cura del paziente con dolore persistente. Nella mia opinione, quando parliamo di Fibromialgia, il placebo deve essere inteso come il processo tramite il quale il paziente deve realmente attivare quei processi di auto efficacia che permettono di ottenere risultati tangibili in termini di riduzione del dolore.

Il placebo, come aspettativa di miglioramento, può lavorare proprio sui recettori del dolore e sul fenomeno della sensibilizzazione centrale in modo diretto ed inconscio. Il placebo va a lavorare anche sul Dolore secondario di cui ho tanto ho parlato nei miei articoli riguardo la Meditazione. Per questo motivo nella mia pratica clinica dedico tanto tempo anche al colloquio con il paziente. Perché spiegare tutti i meccanismi legati al dolore, permette realmente di gestirlo meglio ed apportare un reale miglioramento…a prescindere dall’utilizzo del placebo o meno.

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