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Stare vicino a chi soffre di Fibromialgia

Quando trattiamo argomenti delicati come quelli inerenti al dolore cronico, prendiamo in esame tutta la totalità del paziente che ne è affetto. Cerchiamo di capirne le origini e soprattutto di comprenderne le possibili cure.
Le persone che fronteggiano tale realtà, vedono compromessi tutti gli emisferi emotivi e fisici rimanendone il più delle volte completamente stravolti.
La loro vita subisce modificazioni sempre più importanti tanto da creare uno squilibrio anche sul piano delle relazioni con gli altri.
Si sentono incompresi e abbandonati al loro dolore, senza la possibilità di condividere il peso che portano sulle loro spalle.

La fibromialgia arriva e trascina con se la vita del paziente e questo fa subentrare un forte senso di solitudine.
Ma come può, chi sta vicino a queste persone, aiutarli e dargli supporto?
È difficile capire ciò che non si prova in prima persona…. farlo richiede una forte empatia e un desiderio di alleviare le sofferenze della persona cara.
I famigliari e gli amici spesso in un primo momento sono presenti e si interessano allo stato di salute dei fibromialgici.

Purtroppo, però, con il passare del tempo ci si ritrova a far fronte alle “accuse” di poca comprensione e poca presenza nella loro vita e questo accade perchè, inconsapevolmente, ci si abitua al loro dolore.
Si è talmente immersi nel loro continuo malessere da non rendersi più conto che continuano a provarlo costantemente negli anni.
Dicono ogni giorno di stare male e siamo abituati a sentirglielo dire, tanto da non prendere piu in considerazione il fatto che loro fronteggiano la vita con una marcia in meno.
Ma se è vero che queste persone subiscono cambiamenti drastici nella loro vita, è altrettanto vero che ciò accade anche in chi fa parte di questa realtà come spettatore impotente.
Improvvisamente ci si ritrova a non avere più una persona che magari si era conosciuta all’inizio.
Cominciano le rinunce da parte di entrambi e si crea inevitabilmente una distanza tra loro e noi.

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Penso sia fondamentale lavorare su ambedue le parti per ristabilire un equilibrio che preservi i rapporti interpersonali.
Un aiuto basato su continue attenzioni è controproducente esattamente quanto un aiuto strutturato sul disinteresse.
Trovo risolutivo invece lavorare sulla qualitá dell’ascolto che rivolgiamo a queste persone.
Quando loro si aprono a noi, sfogandosi della loro dura realtá, hanno bisogno di avere davanti a sè una persona pronta ad ascoltarli, e nel momento stesso, consigliarli vie alternative prive di giudizio e superficialità.
Un ascolto senza risposta da parte nostra risulta essere passivo e frustrante per loro…annuire con la testa o chiudere il loro discorso con frasi di circostanza come “lo so, prova a reagire” oppure ” vedrai che passerá”, mortifica la persona che in quel momento cercava conforto spingendola a tornare nella sua solitudine e chiusura emotiva.
Dovremmo accogliere le loro parole cercando di manifestare interesse e soprattutto voglia di esserci nonotante tutti i nonostante.
Cercare di ricreare momenti compatibili con le loro possibilità per non farli sentire un peso sarebbe gia un primo passo per costruire un percorso volto al cambiamento.
Non colpevolizzarli per i loro limiti, ricordando quando magari non li avevano, e non affrontare queste tematiche con superficialità, aiuta ad instaurare un rapporto di fiducia tra noi e loro in cui si può spronare il fibromialgico a non abbattersi e abbandonarsi al suo dolore.
Cercare di far capire loro che noi siamo presenti ma che anche noi abbiamo bisogno di loro per riuscire ad aiutarli e a stare bene insieme.

Se il nostro caro si è totalmente arreso alla sua condizione, bisogna incoraggiarlo a chiedere aiuto collaborando con il supporto terapeutico di un professionista. E questo non perché sia immaginario il suo dolore, ma solo per avere le basi di un recupero che spesso un famigliare non è in grado di creare.
Collaborare con le faccende domestiche e lavorative alleggerisce le loro responsabilità, invogliarli a trovare attività ricreative che sviluppino
Una loro passione può contribuire alla ripresa dell’autostima.
Evitare di pretendere da loro azioni che per loro stessi risultano imprese è doveroso da parte nostra, anche se ció significa rinunciare a un desiderio.
Ciò che possiamo e ciò che vogliamo non sempre coesiste, e questo accade nella vita di tutti… cerchiamo di non farli sentire un peso con le loro mancanze ma, paradossalmente, rendiamo le loro mancanze caratteristiche della loro persona, incoraggiandoli ad accettare la realtà cosi come si presenta.
La vita non è facile ma è un dono che va apprezzato.
Anche loro devono cambiare il proprio atteggiamento per far si che questo percorso sia praticabile.
Devono ritrovare il coraggio di prendere consapevolezza che parte del successo dipende da loro.
Aiutiamoli a fronteggiare le loro paure accompagnandoli in questa impresa.
Cercare un’attività fisica da poter svolgere insieme aiuta a trovare la forza di ricominciare dandogli magari la soddisfazione di esserci riusciti.
Spesso si sottovalutano, anteponendo il loro dolore, dando per scontato che loro non siano in grado di svolgere alcune attività.
Dimostriamogli che noi crediamo in loro e che raggiungere piccoli traguardi è possibile e soddisfacente.
Tramite l’ascolto attivo, da parte di entrambi, e la presenza positiva si può aiutare a stare meglio.
Tenersi per mano e semplicemente esserci l’uno per l’altro garantisce a tutti che qualunque cosa accada non si è soli…

Noi dobbiamo solo amarli e farli sentire amati e, se li aiutiamo a ritrovare loro stessi, aiutiamo anche noi stessi a ritrovare la serenitá che questo dolore si è portato via lentamente…