neuromatrice

La Condivisione dei Contenuti è importante per me!

Neuroplasticità del Dolore

Il nostro sistema nervoso coordina tutte le funzioni del nostro corpo e della nostra mente in modo efficiente, adattabile e preciso. Si adatta e risponde alle esperienze ed agli stimoli a cui quotidianamente viene sottoposto e che vive. Questo adattamento gli consente di sopravvivere, crescere, adattarsi e continuare a funzionare nonostante tutte le interferenze sia esterne che interne.

Quindi, come è possibile intuire da queste parole, una caratteristica chiave del sistema nervoso è la capacità di modificarsi come conseguenza agli stimoli. Questa capacità, scoperta relativamente di recente, è definita Neuroplasticità.

Neuroplasticità nella vita quotidiana

La Neuroplasticità non è qualcosa di strano, di cui bisogna aver paura o chissà cosa. Non è una malattia od una modificazione nociva. Semplicemente è un adattamento.

La neuroplasticità la sperimentiamo quando impariamo ad andare in bicicletta e riusciamo a riandarci anche ad anni di distanza; neuroplasticità è imparare a leggere il linguaggio braille se perdiamo o meno la vista; è imparare a suonare uno strumento; è imparare a foclizzarci sul respiro o sui nostri pensieri quando meditiamo (a proposito, lo sai che la meditazione è utile per gestire il tuo dolore?); è memorizzare una poesia o canzone. L’elenco potrebbe essere potenzialmente infinito, quindi basterà definire la Neuroplasticità come qualsiasi cambiamento a livello del sistema nervoso riconducibile ad un processo di apprendimento e adattamento, il quale, purtroppo, non è necessariamente positivo.

L’esempio tipico di un lato negativo della Neuroplasticità è il dolore persistente. In questo caso il nostro sistema nervoso è come se avesse girato la manopola del nostro dolore al massimo ed il nostro cervello e, di conseguenza, sia diventato iper-sensibile ed iperattivo a sensazioni e stimoli altrimenti normali. Questi stimoli, dapprima insignificanti, neutri o comunque poco fastidiosi, diventano dolorosi.

Ciò che funge da “start”, da attivatore, a questo processo, ancora non lo sappiamo con certezza, ma sicuramente lo stress, sia fisico che mentale, è uno dei fattori che scatenano questa condizione, che portano ad esacerbare o, addirittura, generare dolore persistente.

A cosa si sta adattando il nostro sistema nervoso, attraverso la Neuroplasticità?

Con il dolore acuto, il nostro cervello ci sta inviando tramite esso dei segnali di allarme ed urgenza che ci avvertono di un danno reale o potenziale al nostro corpo.

Impara a Gestire il tuo Dolore

Pensandoci bene, è un meccanismo efficiente. Ci consente di proteggerci e innescare i processi di guarigione in tutta tranquillità.

Il cervello ed il sistema nervoso hanno impiegato milioni di anni per amplificare e memorizzare questi segnali di allarme in modo tale da non ignorarli, e collegarli a qualsiasi pericolo circostante associato ad un potenziale danno. Nessuno ci deve dire che stare di fronte ad una tigre in mezzo alla giungla è pericoloso, lo sappiamo da noi, come sappiamo benissimo che se ci bruciamo una mano dobbiamo cercare aiuto nell’ambiente circostante o negli altri per alleviare le nostre sofferenze. Sono processi innati. Il dolore è un mezzo efficientissimo per avvertirci di stare attenti e reagire di conseguenza.

Nel dolore cronico questo processo è andato in tilt: il cervello è rimasto ipersensibile e iper-reattivo al dolore. Questo processo è definito sensibilizzazione centrale e ricopre un ruolo chiave nel dolore della fibromialgia, e di altre condizioni di dolore persistente. Anche il sistema immunitario sembra coinvolto in questo processo, sopratutto quando viene attivato in seguito ad una lesione organica.

Un sistema nervoso iper-sensibilizzato, aiutato da un sistema immunitario iperattivo che rilascia dosi eccessive di determinate sostanze chimiche pro-infiammatorie, non fa altro che aumentare il numero di connessioni sintetiche nel cervello e nel midollo spinale, nelle aree deputate alla percezione, elaborazione e presa di coscienza del dolore.

La conseguenza di tutto ciò è un’aumentata percezione del dolore, anche in assenza di stimoli adeguati. In questo caso la Neuroplasticità ha creato un adattamento negativo che sta alla base del concetto di Neuromatrice del Dolore. Il dolore cronico, così inteso, non ha delle caratteristiche ben precise. Si tratta di un dolore persistente, migrante, che si sente anche a riposo o, addirittura, solo focalizzandosi su una zona particolare del corpo che già sappiamo più predisposta a percepire dolore.

Ciò non vuol dire che hai qualcosa di sbagliato nel cervello o che il tuo dolore è immaginario. Il tuo dolore è reale, ma partorito da un malfunzionamento del cervello, anche se in realtà è semplicemente il prodotto di un adattamento. Come conseguenza, anche sottoponendoci a milioni di lastre o risonanze, non troveremo nulla. Non c’è nulla che non va nel tuo corpo. Il problema è nel tuo cervello, e non perché sei matto.

La neuroplasticità può anche essere utile nel dolore cronico

La neuroplasticità non va vista però solo come un demone quando parliamo di dolore persistente. Anche se è stata responsabile nell’attivazione del dolore, è anche vero che possiamo lavorarci e sfruttarla per riprogrammare questo aspetto.

cervello

Dobbiamo trovare in quest’ottica il modo per abbassare quel volume troppo elevato del dolore. Lo scopo del trattamento è ridurre la sensibilizzazione centrale, diminuire il dolore percepito, favorire il movimento e l’esecuzione delle attività quotidiana, ristabilendo un livello di benessere più elevato.

A tale scopo vengono utilizzati diversi approcci: Mirror Therapy, Meditazione, Tai-Chi, Yoga, Allenamento contro resistenze ed altri, il tutto seguendo i principi del modello biopsicosociale.

Il Dolore neuroplastico

Il Dolore prodotto da questi meccanismi viene ben spiegato descrivendo cosa sia l’allodinia. L’allodinia è quella caratteristica peculiare che hanno le persone con dolore persistente di sentire dolore anche in assenza di stimoli dolorosi che, altrimenti , sarebbero definiti neutri o comunque non dolorosi.

Il dolore potrebbe essere presente nelle semplici attività quotidiane e nell’esecuzione di movimenti banali come il semplice sedersi o piegarsi leggermente in avanti. Spesso si sviluppa solo tramite l’esecuzione di due o tre movimenti delle braccia verso l’alto consecutivi o tramite il semplice scrivere a penna tre righe contate su un foglio. Si può avvertire dolore al semplice sfioramento o per una banale pressione. Insomma, la vita con dolore persistente presenta difficoltà oggettive, anche se di difficile “visualizzazione”.

La presenza di questi sintomi può portare ad ansia e depressione, problemi di insonnia, stress elevato, e, anche se in molti casi queste condizioni vengano imputate come causa, mi verrebbe da chiedere se non ne siano una conseguenza. Di certo possiamo però affermare che, una volta presenti, esacerbano il dolore già preesistente. Difatti, soprattutto stress ed insonnia, è stato dimostrato avere effetti diretti nell’aumento della percezione dolorifica, anche detta iperalgesia. Inoltre il dolore stesso diventa fulcro dei nostri pensieri e risulta difficile riuscire a liberarsi da tutti quegli schemi mentali errati che abbiamo, compresi quelli di morte o disabilità, che potrebbero compromettere un eventuale processo di recupero.

In questi casi è utile anche farsi aiutare da un terapista esperto in terapia cognitivo-comportamentale o un bravo pain-coach (coach del dolore). Come comportarci? Sono molteplici gli accorgimenti da dover tenere in considerazione: Se non sai come fare, leggi il mio blog, seguimi su Instagram o Facebook, e rimani aggiornato sulle novità future.