dolore arto inferiore

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Sindrome dell’Arto Fantasma

Cos’è il Dolore Fantasma

Il termine arto fantasma si riferisce a uno strano fenomeno nel quale qualcuno che ha avuto un arto amputato sente ancora la sua presenza e, nella maggior parte dei casi, sotto un lato negativo. Questa sensazione può durare per anni, per decenni, anche per sempre. Sono stati segnalati casi di arti fantasma, mascelle fantasma e persino peni fantasma che hanno un’erezione fantasma! Praticamente ci sono casi in cui, a prescindere dalla zona del corpo amputata, il paziente continuerà a sentirla anche se non più presente.

Gli arti fantasma, nella loro singolarità, sarebbero solo un fenomeno interessante se non fosse che in circa l’80% di tutti gli amputati (le cifre citate nella letteratura vanno dal 50% al 98%) provino un dolore, a volte anche intenso, che sembra provenire dal loro arto amputato. Questo dolore può essere associato a pruriti insopportabili e fastidi di vario tipo, come formicolii, solletico, ecc..

Questa sensazione paradossale viene chiamata dolore fantasma. Può essere descritto come una sensazione di bruciore o una fitta lancinante, o come se l’arto fantasma fosse atteggiato in una posizione scomoda, ed è molto difficile da trattare con gli approcci tradizionali.

L’idea del dolore in un arto mancante è così strana anche solo da immaginare, che quando il neurologo e autore americano Silas Weir Mitchell ha usato per la prima volta l’espressione “arto fantasma”, nel 1872, quando migliaia di veterani della guerra civile avevano subito un amputazione come risultato di ferite di guerra o per via della cancrena, ha scritto la sua relazione in modo anonimo per evitare di essere messo in ridicolo dai colleghi.

Perché esiste il dolore dell’arto fantasma?

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Gli scienziati hanno proposto diversi meccanismi che possono spiegare questo strano fenomeno. Ad esempio, quando i piccoli nervi danneggiati guariscono e si rigenerano, non sempre lo fanno correttamente. Una sorta di attività spontanea può quindi insorgere in questi nervi ed essere percepita come segnali di dolore dal cervello. Alcuni chirurghi hanno persino tentato di riamputare un arto più in alto, nella speranza che tagliare i nervi in ​​modo più pulito potesse ridurre il dolore fantasma, ma sfortunatamente senza molto successo.

Quindi la guarigione impropria dei nervi non sembrava essere l’unica causa possibile del dolore fantasma. Un’altra possibile causa è pensata essere il dolore originale nell’arto presente quando è stata decisa l’amputazione. Questo dolore potrebbe continuare ad esistere, probabilmente perché si è instillato “materialmente” nel sistema nervoso centrale. Per esempio, se si è subito un incidente che ha creato una condizione medica inoperabile alla nostra gamba, e questa viene amputata quando ancora è presente dolore, o se sveniamo e perdiamo i sensi sentendo ancora quel dolore, al nostro risveglio dall’anestesia (se abbiamo subito un intervento) o reinvenimento, potremmo continuare a sentire lo stesso dolore.

In effetti, i trattamenti basati su questa componente centrale dell’origine del dolore fantasma sono tra i più promettenti. I ricercatori hanno dimostrato che l’intensità del dolore fantasma è proporzionale ai cambiamenti nella rappresentazione delle varie parti del corpo nella corteccia sensoriale. Gli scienziati non hanno ancora realmente determinato come questi cambiamenti dopo un’amputazione generino un dolore fantasma, ma hanno determinato che tutto ciò che tende a ridurre o invertire questi cambiamenti riduce anche questo dolore.

Come ridurre questo dolore fantasma

Un metodo per ottenere tali riduzioni è quello di far utilizzare agli amputati, per diverse ore al giorno, una protesi elettrica attivata dai segnali dei propri muscoli. Un altro metodo riguarda compiti in cui il ripetuto contatto della pelle nell’area del moncone (da parte del paziente o di un terapista) migliora la discriminazione tattile in questa posizione e riduce anche il dolore fantasma, eventualmente lasciando che la corteccia riceva di nuovo una porzione degli input sensoriali che ha perso a seguito dell’amputazione.

scatola a specchio

Il neurologo V. S. Ramachandran ha sviluppato un dispositivo chiamato “scatola a specchio” che dà agli amputati del braccio con dolore fantasma l’impressione di vedere il loro braccio o gamba mancante. Quando qualcuno tocca la loro mano intatta, la scatola con lo specchio rivolto verso il lato sano dà l’impressione che la sua mano mancante venga toccata, e questa sensazione allevia nel tempo il loro dolore fantasma. Vedere qualcun altro accarezzare la propria mano induce una sensazione simile nella mano fantasma, un fenomeno nel quale alcuni neuroni specchio possono essere coinvolti.
Altri esperimenti con questa scatola a specchio suggeriscono che il dolore fantasma può anche essere correlato alla perdita del controllo motorio dell’arto amputato. Quando una persona con una mano amputata muove la mano intatta all’interno della scatola dello specchio, ottiene l’illusione che stiano muovendo la mano amputata, e anche questo ha l’effetto di ridurre il dolore fantasma.

Anche gli arti paralizzati possono generare dolore fantasma, ed i ricercatori hanno ottenuto risultati incoraggianti nel ridurre questo dolore facendo credere ai soggetti che stavano muovendo le loro parti paralizzate.

Tutti questi risultati indicano l’idea sempre più accettata che il dolore generato da un arto mancante possa essere alleviato con metodi che ricreano un’immagine corporea completa e coerente. La spiegazione sarebbe che gli input sensoriali dall’arto amputato e il segnale di controllo motorio interrotto a questo stesso arto sono in conflitto con la rappresentazione corporea che è precablata nel cervello, e che per qualche motivo ancora sconosciuto, è questa discrepanza che causa il dolore fantasma.

La risoluzione, qualunque essa sia, è indice di una riorganizzazione a livello del sistema nervoso centrale che troverebbe la sua spiegazione nella neuroplasticità cerebrale.

Per approfondire le scoperte di Ramachandran consiglio di leggere il bestseller “L’uomo che credeva di essere morto” in cui l’autore, nella sua maestosa capacità narrativa, descrive alcuni casi particolari che ha incontrato e trattato nel corso della sua lunga carriera.