Insonnia

Cos’è l’insonnia?

L’insonnia è un disturbo del sonno che è caratterizzato dall’avere difficoltà ad addormentarsi o nel riaddormentarsi dopo essersi svegliati nel cuore della notte. L’insonnia è un fenomeno comune nelle persone con dolore cronico. Più della metà di tutte le persone con una lombalgia cronica, ad esempio, presentano disturbi del sonno legati all’insonnia.1, 2
I clinici differenziano l’insonnia in due forme: insonnia primaria e insonnia secondaria.

  • L’insonnia primaria è un periodo limitato nel tempo in cui si ha difficoltà a dormire e questa difficoltà non è dovuta a un disturbo psichiatrico specifico, ad una condizione medica o ad un fattore ambientale (come un rumore forte persistente o una luce obbligatoriamente presente nella zona in cui si dorme). Di norma è associata ad un iperattivazione mentale o un aumentato stato di vigilanza all’atto di coricarsi a letto.
  • L’insonnia secondaria è rappresentato da una difficoltà a dormire a causa di una condizione di salute, come il dolore cronico, che interferisce con il sonno.

Le persone con dolore cronico possono sviluppare sia insonnia primaria che secondaria. Ciononostante, è molto più probabile che la maggior parte delle persone con dolore cronico sviluppino un insonnia secondaria.

I pazienti con dolore cronico possono anche sviluppare una combinazione delle due. Il dolore cronico potrebbe essere la causa primaria di un iniziale periodo di insonnia (cioè insonnia secondaria), ma nel tempo i pazienti abitualmente sviluppano un aumentato stato d’ansia, di eccitazione e di angoscia in previsione dell’ennesima nottata in bianco (insonnia primaria). di un’altra notte di sonno povero che porta ad avere ulteriori difficoltà a dormire (cioè insonnia primaria). Quindi, in questi casi, ciò che inizialmente causa insonnia non è sempre l’unica cosa che lo mantiene.

Esiste una cura?

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La terapia cognitivo-comportamentale è il trattamento più efficace per l’insonnia. In particolare, la terapia cognitivo-comportamentale è la migliore nell’apportare cambiamenti a lungo termine negli schemi del sonno che produce un soluzione duraturo dall’insonnia. Tutti gli altri trattamenti, in particolare quelli farmacologici, possono nel migliore dei casi fornire un sollievo a breve termine, che non è mantenuto nel tempo, in particolare dopo la fine del trattamento.Nonostante la sua maggiore efficacia, purtroppo la terapia cognitiva-comportamentale non è la terapia più comune per l’insonnia.

Terapie e procedure

In generale, ci sono tre tipi comuni di trattamenti per l’insonnia:

  • Farmaci ipnotici comunemente detti sonniferi;
  • Farmaci antidepressivi triciclici;
  • Terapia cognitiva-comportamentale.

Farmaci ipnotici

I farmaci ipnotici sono quelli comunemente detti “sonniferi“. Questi farmaci provengono da due classi separate: ipnotici non-benzodiazepenici e benzodiazepine. Nonostante la frequenza con cui vengono prescritti, l’uso di farmaci ipnotici è sempre stato messo in discussione dai ricercatori ed i clinici più premurosi, dato i numerosi problemi associati al loro uso. Pur fornendo sollievo a breve termine, l’insonnia tende a ripresentarsi dopo aver interrotto il loro uso. Nel caso degli ipnotici benzodiazepinici, l’insonnia generalmente ritorna addirittura in forma peggiore di quanto non fosse prima di iniziare il farmaco.
Inoltre, l’uso di ipnotici è stato associato all’insorgenza di allucinazioni, amnesia, problemi nella deambulazione e altri disturbi notturni.
Inoltre, rispetto al placebo, le persone che assumono ipnotici di tipo non benzodiazepinico si addormentano in media solo 12.8 minuti prima e le persone che assumono ipnotici di tipo benzodiazepinico si addormentano 10 minuti prima. Vale la pena assumerli per, in media, 11 minuti in più?

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Il loro uso diminuisce la fiducia nelle proprie capacità di superare l’insonnia. Cioè, mantengono le convinzioni che l’insonnia è un problema medico e che è necessario affidarsi ai farmaci per risolvere questo problema, quando in realtà la psicoterapia rimane ad oggi l’intervento più efficace nel trattarla. Inoltre, il continuo utilizzo dei farmaci, ci rende inconsapevolmente dipendenti da essi, e, nel tentativo di diminuirne l’uso, rischiamo di generare inutili preoccupazioni che contribuiscono ad aumentare l’insonnia stessa. È una sottile forma di dipendenza psicologica: la convinzione che hai bisogno del “sonnifero” per dormire la notte. Infine, gli ipnotici di tipo benzodiazepinico e, in misura minore, gli ipnotici non benzodiazepinici, hanno un alto tasso di abuso e generano dipendenza clinica. Gli ipnotici di tipo benzodiazepinico tendono anche a favorire la dipendenza dagli antidolorifici che sono di uso comune nelle persone affette da dolore cronico.

Antidepressivi triciclici per l’insonnia e il dolore

Gli antidepressivi triciclici sono antidepressivi di vecchio tipo che tipicamente non sono più usati per la gestione della depressione, del dolore cronico e per l’insonnia. Per quanto riguarda l’insonnia, sono sedativi e quindi vengono utilizzati durante la notte per aiutare ad addormentarsi e rimanere addormentati. Non sembrano generare la stessa dipendenza degli ipnotici.

Terapia cognitiva comportamentale per l’insonnia

La terapia comportamentale cognitiva per la cura l’insonnia è una psicoterapia a breve termine, di solito fornita da uno psicologo che richiede uno sforzo su più fronti nel tempo da parte del paziente, ma risulta la più efficace nel produrre una riduzione significativa dell’insonnia e nel controllo delle recidive. Fa ampio uso di terapie tra le quali:

  • Cambiamento della routine serale prima di dormire;
  • Uso regolare di esercizi di rilassamento;
  • Esercizio aerobico moderato;
  • Interventi cognitivi in ​​cui si impara a gestire la preoccupazione o l’ansia;
  • Interventi cognitivi in ​​cui si modificano le credenze sul sonno;
  • Controllo degli stimoli nocivi (luci, rumore, ecc..);
  • Uso di farmaci solo in associazione.