Metodo A.E.D.A. – Programma di Riabilitazione del Dolore Cronico

Il Metodo A.E.D.A. è un Programma di Trattamento per il dolore cronico che mira a ridurre il dolore persistente ed insegnare al paziente quali sono le migliori strategie per controllarlo.

“Non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose.”

Albert Einstein

Nonostante i ricercatori coinvolti nello studio del dolore abbiano fatto immensi progressi nella comprensione dei meccanismi che ne permettono la genesi, la percezione, l’elaborazione, la modulazione, la riduzione e l’alterazione percettiva alla base del dolore persistente, purtroppo queste scoperte non sono state portate in ambito clinico.

Ciò vuol dire che, nonostante abbiamo fatto enormi passi avanti nel capire come gestire il dolore cronico e come ridurlo in maniera efficace, aumentando così il benessere quotidiano di chi ne soffre, purtroppo queste conoscenze non sono entrate a far parte dell’esperienza clinica quotidiana degli specialisti di riferimento nel trattamento del dolore persistente.

Per questo ad oggi assistiamo quotidianamente al Fallimento del sistema sanitario, non solo italiano, ma internazionale, nel fornire percorsi di cura efficaci nella gestione del Dolore cronico.

bambini sulle scale verso il cielo
Raggiungi i traguardi che meriti

Ma ad oggi già esistono molteplici Programmi di riabilitazione del Dolore Cronico che forniscono risultati molto efficaci in termini di riduzione, gestione ed accettazione del dolore da parte dei clinici e dei pazienti stessi.

Questi programmi, rispetto ai precedenti, non concentrano il loro lavoro all’esterno del paziente, ma si focalizzano sul paziente e sulle sue capacità di saper gestire la propria condizione clinica e la sua convivenza con il dolore cronico.

Questi percorsi sostenibili si focalizzano su due aspetti fondamentali:

  • Modifiche nello Stile di vita che impattano positivamente sul sintomo;
  • Strategie efficaci di Gestione del Dolore persistente.

Entrambi questi fattori si basano sul presupposto che sia il paziente che “decide consapevolmente” di assumersi la responsabilità della propria condizione, con l’aiuto e sostegno del personale sanitario.

Invece di esternalizzare la responsabilità della cura all’esterno, ovvero a medici, fisioterapisti e psicologi, si decide di essere il protagonista della cura, assumendo un ruolo attivo nel percorso di Riabilitazione del Dolore cronico.

Già da questo si capisce che la priorità non verrà data a farmaci, trattamenti passivi, integratori e suggerimenti senza senso, ma all’impegno attivo e supportato della persona con dolore cronico.

Su questi presupposti ho gettato le basi del mio Metodo, che ancora oggi utilizzo quotidianamente nella mia pratica lavorativa: il Metodo A.E.D.A. per la Gestione del Dolore Cronico e la Fibromialgia.

La prima premessa, fondamentale, è che il Metodo A.E.D.A. non è basato sull’utilizzo di elettromedicali, teorie strane od esoteriche, “format” preconfezionati o tecniche protette da chissà quale copyright. Si tratta semplicemente di un acronimo con cui si evidenziano i quattro punti fondamentali nel percorso di Riabilitazione del Dolore cronico che tengono conto di tutti gli aspetti legati al dolore persistente: fisico, mentale, gestionale.

Accettare, Educare, Decidere, Allenare.

METODO A.E.D.A.

Questi quattro punti fondamentali rispettano, ognuno a loro modo, gli otto principi cardinali del trattamento del Dolore Cronico, ai quali la persona che si affida a tale percorso farà riferimento in ogni momento:

  1. Il Dolore può essere percepito nel nostro cervello anche in assenza di uno stimolo reale tramite un fenomeno di sensibilizzazione. 
  2. Il Movimento è il miglior Farmaco contro il Dolore Cronico.
  3. Tu non sei il tuo Dolore. 
  4. Tu, nessun altro, sei il primo responsabile della tua salute.
  5. Fai poco, magari male, ma inizia. E fallo Ora!
  6. L’aspettativa del miglioramento è fondamentale ai fini del miglioramento stesso.
  7. La chiave del cambiamento è nelle tue decisioni, giorno dopo giorno. 
  8. Sei veramente quello che mangi

Questi otto principi racchiudono il significato di qualunque percorso e programma riabilitativo del Dolore. Ogni percorso, a suo modo, deve rispettare questi principi che devono essere discussi insieme alla persona con dolore persistente perché devono entrare a far parte della sua visione della propria condizione.

Nel trattare il Dolore cronico, in qualità di clinici, dobbiamo sempre tenere presente che ogni persona e situazione medica è una situazione a sè. La fibromialgia è diversa da un mal di schiena cronico, come una sindrome dell’arto fantasma è diversa da un cervicalgia cronica.

In questi programma, ovviamente, non rientrano le condizioni mediche, come quelle oncologiche, in cui c’è effettivamente un urgenza medica o malattia che giustifica in maniera più che esaustiva la sintomatologia. Anche se, mi permetto di aggiungere, alcuni aspetti del percorso sarebbero utili anche in queste condizioni, come la Meditazione, la Terapia Cognitivo-comportamentale e la cura dell’alimentazione.

Accettare

Accettare che “cronico” vuol dire semplicemente cronico.

Di fronte all’ennesima pubblicità di un macchinario futuristico per guarire la Fibromialgia, mi cascano sempre le braccia.

Quando parliamo di diabete, coronopatie, ipertensione, obesità i medici e tutti gli operatori sanitari sono più che disposti a discutere con il paziente sulla loro condizione “cronica” e suggerire le strategie ideali per affrontarle, anche apportando modifiche decisive nel loro stile di vita, il quale, anche in queste condizioni, risulta fondamentale per una corretta gestione della malattia nel tempo.

Perché il punto chiave è proprio il Tempo. Nel tempo si ottengono i veri risultati. Se ci si accontenta del tutto e subito non si otterrà nulla.

Non è così per il dolore. Se hai un Dolore Cronico c’è molta riluttanza ad identificarlo come tale e spesso si tende sempre a ricercare la classica causa organica: un’articolazione, un ernia, un muscolo, una qualsiasi piccola ed impercettibile anomalia del cavolo da imputare come causa. La causa però non esiste. E se esiste si trova nella scatola cranica. Eh si, ma non perché il paziente è matto/a o perché il suo Dolore non è reale, ma semplicemente perché il suo cervello ha impostato il Volume del tuo dolore al massimo.

Ma è proprio trattando organi e tessuti che non hanno colpe che frotte di medici e fisioterapisti fanno man bassa di iniezioni, farmaci antinfiammatori, oppiacei, antidepressivi, cortisone, tecarterapia, manipolazioni, massaggi che sono trattamenti inutili in un ottica di gestione nel tempo. Sono utili, forse, per ottenere solo un beneficio momentaneo. 

Inoltre non si tende minimamente ad Educare e far conoscere al paziente le dinamiche del loro dolore, come per le altre condizioni. Questo perché il Dolore è visto ancora come un sintomo, e non come malattia a sé, dagli operatori sanitari stessi. 

Che c’è di strano nell’ammettere che questo maledetto Dolore cronico è semplicemente cronico? Perché nasconderlo? Perché continuare a scavare cercando chissà cosa nel corpo quando la risposta (ancora non del tutto chiara per carità) già ci sta: il cervello. 

Per concludere, il primo passo è Accettare che il Dolore è Cronico e che come tale va trattato.

Va accettata la sua complessità, la sua persistenza e la sua difficoltà nel trattarlo.

Educare

L’educazione al Dolore è il primo passo per aiutare i pazienti con Dolore cronico. Anche se sembrerà strano ma bisogna riportare le persone che soffrono di dolore persistente sui banchi di scuola ed insegnargli il Dolore.

Solo comprendendo i meccanismi alla base della loro condizione, riusciranno loro stessi a capire, a volte senza nemmeno suggerirglielo, che…

Prima di sperare di cambiare il tuo Dolore, cambia te stesso

L’educazione al dolore non deve essere assolutamente superficiale, ma approfondita, cercando ovviamente di utilizzare un linguaggio comprensibile al paziente. L’utilizzo di metafore, iconografie e similitudini possono servire a far capire meglio gli strani meccanismi della sensibilizzazione centrale, della neuroplasticità, dell’allodinia e della Neuromatrice del dolore, altrimenti incomprensibili se non approfonditi dopo un adeguato percorso accademico.

idee geniali
Accettare ed Educare al Dolore

Questa seconda parte, di conseguenza, è secondo me la più importante dell’intero percorso, perché permettere di sviluppare una consapevolezza maggiore sulla propria condizione e su come i propri comportamenti e false convinzioni possono influenzarla positivamente o, nella maggior parte dei casi, negativamente.

Per tale motivo, finché non si sarà del tutto compreso come funziona il proprio dolore e quali sono gli interventi da fare, è inutile portare avanti il programma che, senza tali presupposti, sarà come l’ennesima dieta prima dell’estate: si otterranno dei benefici momentanei per poi ritornare al punto di partenza.

Educazione, educazione, educazione.

Bisogna far capire che il dolore cronico non è più un risultato di un danno o di una malattia (fatta eccezione per determinate condizioni mediche come il cancro o alcune malattie degenerative), ma il risultato di un cervello che ha deciso, per vari meccanismi che possono variare di caso in caso, di impostare il volume del dolore al massimo.

Capendo questi meccanismi, ci si ritroverà anche ad aver meno paura del proprio dolore.

Potremmo ridurre i nostri pensieri catastrofici, la nostra paura di muoverci, la nostra paura di peggioramenti della nostra condizione di salute.

Decidere

Il passo successivo è la formulazione di obiettivi. Obiettivi realisti che tengano conto della condizione psico-fisica attuale della persona, ma anche a quella precedente all’insorgenza del dolore cronico.

Gli obiettivi vanno formulati insieme, tenendo presente i desideri, voleri e la vita delle persone che si rivolgono ad un programma di questo tipo.

Perché bisogna decidere insieme?

La salute non è solo un regalo della fortuna o un eredità familiare, ma è anche, ed aggiungerei sopratutto, il risultato di tutte le scelte che facciamo quotidianamente.

Queste scelte vanno prese consapevolmente dalla persona stessa, che deve far scattare dentro di lei la motivazione e la determinazione che gli permetteranno di effettuare quel piccolo, insignificante cambiamento che permetterà di innescare il vero percorso di recupero dal proprio dolore.

Queste scelte si chiamano decisioni.

Bisogna decidere di cambiare, di dover cambiare per se stessi. Di smettere di rimandare le decisioni giuste ed iniziare a prendere quelle più corrette per sé.

Iniziare ad allenarsi, o semplicemente muoversi di più, a meditare, ad affidarsi alla terapia cognitivo-comportamentale, al coaching, a cambiare alimentazione, a smettere di assumere integratori inutili… sono tutti cambiamenti frutto di decisioni.

Queste decisioni vanno prese consapevolmente con i propri tempi.

In quest’ottica la formulazione di obiettivi è necessaria e propedeutica a tutti i cambiamenti nello stile di vita che si intendono apportare. Gli obiettivi devono essere su misura. E, ripeto, realistici.

Questa fase è il nostro trampolino di lancio per iniziare a cambiare anche di fuori, perché il cambiamento interno è già stato avviato nelle due fasi precedenti di accettazione ed educazione.

Insomma, qual’è il tuo obiettivo?

Allenare

Superata la paura e le titubanze iniziali, inizia il vero e proprio cambiamento di approccio al proprio dolore.

Il Dolore, come dico sempre, va allenato. Non importa come e quanto, l’importante è fare di più di quello che si sta facendo adesso. L’esercizio contro resistenze, eventualmente effettuato in modalità aerobica, è ad oggi il trattamento più efficace contro il dolore cronico aspecifico, come quello della fibromialgia. Il movimento, in ogni sua forma, è il farmaco migliore contro il dolore. A confermarlo è anche l’EULAR, che nelle sue linee-guida sulla fibromialgia lo mette al primo posto come modalità terapeutica. E, per chi non lo sapesse, nelle stesse linee-guida i farmaci ricoprono un ruolo marginale dato la loro relativa efficacia solo in pochi fortunati casi.

camminare nei canyon

Eh sì! Strano a dirsi ma è proprio il sudore di un allenamento che ti farà stare meglio. Anche se si pensa che quell’allenamento ti farà stare peggio…

…oltre i primi dolori indotti dall’aumentata attività fisica, c’è la cura che cercavi.

Non bisogna aspettarsi che un attività ci piaccia per sempre o ci sia uno sport più adeguato di un altro. Anche se l’allenamento con i pesi risulta il più indicato bisogna tenere sempre in mente che è il Movimento la cura.

#alleniamoildolore è il mio hashtag. Spero un giorno di vederlo scritto sotto le foto di molteplici persone che hanno capito che la chiave del loro cambiamento è nel loro approccio al dolore.

Allenare il dolore significa prendersi le proprie responsabilità nel percorso di cura e vedere i propri sforzi ripagati con una riduzione dei parametri del dolore nel tempo ed una minore probabilità di recidive.

Questa è quella che nei paesi anglosassoni viene definita “Pain Revolution“.


Metodi Utilizzati

Consapevolezza

La Consapevolezza racchiude la componente di Accettazione ed Educazione al Dolore di cui abbiamo parlato precedentemente. La nominiamo per prima perché è la componente fondamentale di tutto il processo. Una piena consapevolezza della propria condizione e dei meccanismi alla base del proprio dolore, porterà, ognuno con i suoi tempi, al cambiamento desiderato.

Coaching

Il Coaching è l’insieme di quelle strategie utilizzate per innalzare il livello di motivazione e determinazione della persona che si affida a questo percorso. La chiave fondamentale di un buon coach è il formulare obiettivi raggiungibili su misura della persona

Allenamento

L’allenamento, inteso come cultura del movimento in ogni sua forma e variante. Iniziando dalla sala pesi, per arrivare allo Yoga ed al Tai-chi, ottimi strumenti anch’essi per trattare il dolore persistente.

Meditazione

Priva dei suoi fondamenti religiosi e filosofici, la meditazione rimane uno strumento fondamentale per aumentare la consapevolezza, l’attenzione, la concentrazione e per uscire dal “pilota automatico” che guida le nostre vite e le nostre abitudini, sopratutto quelle che necessitano di essere cambiate.

Alimentazione

Una corretta alimentazione può aiutare chiunque ad aumentare il proprio livello energetico psicofisico e può potenzialmente ridurre, o comunque aiutare, un infiammazione cronica, ottimizzando il nostro corpo sotto il profilo nutrizionale, ormonale e immunitario.

Training Autogeno

Ottimo strumento per autoindurci un rilassamento profondo ed efficace. Oltre ad essere ovviamente una tecnica fondamentale per gestire anche i disturbi del sonno.


Consulenza Online

Nel caso volessi avviarti a tale programma è possibile farlo anche Online richiedendo una prima consulenza della durata di Un ora e mezza nella quale potrai chiarire i tuoi dubbi e ti verrano fornite tutte le informazioni che serviranno ad avviarti al tuo cambiamento.

Se poi vorrai seguire il percorso Online, sono previsti dei “pacchetti di trattamento live” nei quali ti verranno forniti ulteriori mezzi per poter avviarti in maniera autonoma nelle varie pratiche suggerite tra le quali: Training autogeno, Yoga terapeutico, Meditazione, Principi di allenamento con i pesi, guida all’alimentazione corretta.