Perché il sistema sanitario nazionale fornisce cure inefficaci?

Le persone al di fuori del settore sanitario, i pazienti per intenderci, sono sempre molto sorpresi nello scoprire che alcune delle procedure e terapie mediche più comuni sono in gran parte inefficaci. Quando si cercano cure, la maggior parte delle persone ritiene che i trattamenti che i medici e gli altri operatori sanitari raccomandano siano efficaci. Si da per scontato che non consiglierebbero qualcosa che sanno essere inefficace. 

Prendiamo ad esempio l’antibiotico dato per il mal d’orecchi, gli sciroppi per la tosse, l’antinfiammatorio per il mal di schiena chissà quanti altri; sono tutti trattamenti che nella maggior parte dei casi non servono a nulla, nonostante siano tanto suggeriti ed utilizzati.

Quando parliamo di gestione del Dolore cronico, la quasi totalità dei trattamenti che vengono messi in campo non risultano essere efficaci o hanno solo un efficacia moderata. In alcuni casi il beneficio è addirittura inferiore ai costi in termini di salute, come in alcune pratiche chirurgiche (la quasi inutilità della maggior parte delle meniscectomie per esempio). Nonostante ciò, questi trattamenti sono ancora i più suggeriti. L’elenco di procedure e terapie che sono inefficaci è piuttosto lungo. Perché avviene questo? Perché ancora si utilizzano cure inefficaci? Le cause possono essere molteplici ed andremo ad analizzarne alcune in dettaglio.

Mancato aggiornamento

Come si può rimanere al passo con i nuovi trattamenti e le nuove terapie se non le si conoscono? Inoltre ogni disciplina e specializzazione tende a vedere nel paziente solo ciò che è di sua competenza: quindi l’ortopedico analizzerà il sistema muscolo-scheletrico, il neurologo il sistema nervoso, il fisioterapista il movimento, ecc… Ognuno si limita a vedere il suo orticello senza vedere il paziente nella sua complessità. Oltretutto l’aggiornamento professionale avviene di solito solo nell’ambito della propria disciplina e non si è abituati a sondare altri terreni. Anche le riviste dei rispettivi albi tendono a concentrarsi solamente su argomenti affini alla loro pratica e specializzazione. Insomma…

Il Dr. House non esiste

I loro modo di curare il dolore cronico, in altre parole, persiste, come prima, nel fornire procedure e terapie meno efficaci rispetto a quelle che sono state giudicate più efficaci dalla ricerca. Ecco perché, nonostante l’esercizio fisico contro resistenze sia stato indicato dall’EULAR come il miglior trattamento per la fibromialgia, non venga spesso nemmeno menzionato in visita, e ci si limita a prescrivere farmaci molto spesso di parziale efficacia, se non nulla. 

Anche la velocità di aggiornamento stesso è di per sé un problema. Senza sfociare in puerili dibattiti su presunte BigPharma e via dicendo, è pur vero che le industrie farmaceutiche sono a tutti gli effetti delle aziende. In quanto tali, tendono a sponsorizzare i trattamenti per loro più efficaci, sempre tenendo però in conto il profitto. Quindi i trattamenti veramente reali, magari incentrati sullo stile di vita, non ricevendo finanziamenti e sponsorizzazioni effettive, non vengono minimamente pubblicizzate, al contrario dei trattamenti basati sui farmaci o pseudo-integratori, le cui pubblicità conosciamo tutti. 

Non vedrai mai uno spot pubblicitario che ti dice che se mediti puoi aiutare te stesso a fronteggiare il dolore cronico. Chi la pagherebbe?

Non esistono mezzi efficaci per divulgare i risultati reali della ricerca medica

Un altro problema che sembra insormontabile da superare sono le convinzioni delle persone. Una società farmacocentrica che vede nel farmaco o nella cura miracolosa di qualche cialtrone la risposta a tutti i propri problemi è in alcuni casi ancora più difficile far comprendere come funziona la ricerca e cosa si intende per “cura dimostrata essere la più efficace”. Esistono convinzioni sociali diffuse sull’efficacia di varie procedure e terapie, anche quando tali procedure e terapie non sono efficaci. Per sradicare tali convinzioni sarebbe necessaria un imponente campagna di marketing da parte dello stato che però sembra non interessarsi a questi argomenti. Gli stessi medici del sistema sanitario nazionale, sottoposti a turnover in cui possono dedicare al massimo 15 minuti al paziente, non sono matematicamente in grado di poter educare il paziente su quali siano i trattamenti più efficaci. E spesso ci si limita addirittura a prescrivere qualcosa solo per mandare via il paziente che altrimenti, senza la fatidica ricetta rossa, non si sentirebbe preso in considerazione. 

Ricordiamoci inoltre che molte procedure mediche diventano popolari prima ancora di vederne dimostrata l’efficacia, pensiamo alla Tecar utilizzata in fisioterapia per esempio, la cui efficacia, al di fuori del mero effetto termico, è ancora da dimostrare. Per dimostrare la veridicità di molti trattamenti ormai entrati nel mercato delle cure, i ricercatori devono aspettare il via libera dalle istituzioni e poi trovare i fondi necessari. Nel frattempo gli anni passano e quel trattamento, ancora tutto da dimostrare, ormai è diventato parte integrante della cultura medica popolare, anche tra i professionisti sanitari stessi, e quindi, anche se ne venisse dimostrata l’inefficacia, quasi impossibile da sdradicare. 

Profitto

La pressione delle industrie farmaceutiche, la stessa società farmacocentrica, la privatizzazione delle cure per via dell’inefficienza del sistema sanitario e le false credenze di operatori sanitari e pazienti, mandano avanti una sanità votata solamente al profitto

Del resto fa guadagnare di più una procedura chirurgica con tutto ciò che gli ruota intorno, piuttosto che un inscrizione in palestra o un suggerimento banale come quello di mangiare meglio. Ma un sistema di cure basato sul profitto potrebbe generare una ricerca importata nel trovare per forza le prove di efficacia di una terapia anche se questa risulta ovviamente inefficace, o meno efficace rispetto alla precedente. 

La tendenza della società a esternalizzare la responsabilità per la salute

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La società tende a considerare l’assistenza sanitaria come qualcosa su cui fare affidamento per migliorarci. In tal modo, esternalizziamo la responsabilità della nostra salute. Questo cambiamento di responsabilità va benissimo se il sistema sanitario fosse perfetto. Ad esempio, è ovviamente consigliabile rinunciare alla responsabilità del proprio benessere quando ho un’appendicite. In tal modo, staremo meglio affidandoci alla procedura chirurgica e al chirurgo che la fornisce. 

Questo spostamento di responsabilità è più problematico quando parliamo di una malattia o dolore cronico. Tendiamo come società a continuare a fare affidamento su procedure, terapie e farmaci, come se tale cura fosse la più efficace. Il problema è che non sono i trattamenti più efficaci.

Come ribadito più volte e come verificato dai ricercatori stessi, il trattamento più efficace rimane una riabilitazione multidisciplinare del paziente incentrata sulla modifica dello stile di vita ed educazione sui fattori di rischio.