Smettere di Demonizzare il dolore

La stigmatizzazione è un problema significativo e persistente per quelle persone che convivono con dolore cronico. Ciò si verifica quando qualcuno viene giudicato per avere una condizione che non ha scelto di avere, come il dolore cronico o, più comunemente, per connotati fisici, spirituali od etnici, per esempio perché sei nero od omosessuale. In altre parole, si viene stigmatizzati per qualcosa che si ha o si è.

Si viene accusati di mancanze o si diventa oggetti di giudizio e critica solo per avere una condizione che non si è scelto di avere. Ciò genera ansia, frustrazione, irascibilità, depressione e vergogna. Inoltre, i pazienti con dolore cronico possono successivamente sentirsi incompresi, isolati e soli.

È quindi un problema significativo e dovrebbe generare un grande sforzo da parte di tutti per risolvere il problema.

Da dove iniziare

La negazione che il dolore cronico abbia degli aspetti psicologici costituisce la premessa iniziale dell’argomento. La premessa successiva, e direttamente conseguente alla prima, consiste nell’accettare che il dolore cronico è una condizione medica, come qualsiasi altra condizione medica e, in quanto tale, non va giudicata come inferiore ed i pazienti che ne soffrono come malati immaginari. Il dolore, come malattia, è al pari di qualunque altra condizione medica. 

Un dolore che ha anche una componente psicologica che non va assolutamente trascurata e che forse, predomina la componente prettamente medica, e non perché il dolore è meramente psicosomatico, ma perché adottare le giuste strategie di coping e le scelte in ambito di vita è una parte fondamentale del processo di cura e rimane sotto la sfera cognitivo-comportamentale della persona. La persona che soffre di dolore cronico può essere influenzata e sfiancata anche dal punto di vista mentale e potrebbe non avere più energie sufficienti a contrastare attivamente il proprio dolore, oppure il suo stesso comportamento auto-sabotante potrebbe essere la causa del perpetuarsi del proprio dolore. Ma il fatto che il dolore cronico abbia una componente psicologica così predominante non fa altro che aumentare la percezione della società di questi pazienti visti come malati mentali, più che fisici. 

Tutti puntiamo il dito contro chi ha dolore

Quanto può essere frustante per una persona che soffre di dolore cronico sentirsi continuamente sottovalutato o sminuito? I tuoi cari, i tuoi amici, il tuo datore di lavoro tenderanno a farlo di continuo. In molti cominceranno a pensare che il dolore è tutto nella tua testa, che sei ipocondriaco. Se nel caso di parenti o amici, nella loro ignoranza (intesa come non conoscenza) o stanchezza (è pur difficile spesso rimanere vicino a chi soffre di dolore cronico) possiamo perdonarli, è tuttavia inammissibile accettare questi comportamenti dal parte degli operatori sanitari. 

Gli stessi medici dovrebbero incominciare a capire che il dolore non viene scelto, ma spesso ne si è vittima. Neanche gli stessi problemi psicologici che possono derivarne, come ansia e depressione, vengono scelti. E se anche ne fossero la causa, non va sminuita per questo la situazione. Invece quello che accade spesso è che sembra quasi che lo stato di ansia generato dal dolore vengano autoimposto dai pazienti stessi quando in realtà non avrebbero mai voluto soffrirne. Inoltre la persona con dolore viene ulteriormente sempre accusata di non essere motivata a risolvere la situazione o, addirittura, che se la provoca o mantiene da sola.

Ma il primo a puntare il dito contro una persona con dolore persistente è spesso la persona stessa che ne soffre.

Ma il Dolore è o non è un problema psicologico?

Un obeso nella stragrande maggioranza dei casi attribuirà la sua condizione ad un problema del metabolismo o alle ossa grandi, ma è ormai risaputo che casomai è l’obesità ad aver provocato il problema metabolico e non il contrario. Anche il dolore può essere causato o mantenuto tale da determinati atteggiamenti o comportamenti nella quotidianità. Come il medico deve cambiare atteggiamento nei confronti del paziente, così il paziente deve cambiare atteggiamento nei confronti del proprio dolore. “Dare solo la colpa” al destino, alle avversità e mai al “proprio” serve solo ad allontanarci dal miglioramento. Se un paziente obeso deve dimagrire deve decidere di cambiare il suo stile di vita e alimentazione. Anche una persona con dolore cronico deve cambiare stile di vita, e deve volerlo. Ma in alcuni casi, come per l’obesità, il dolore viene mantenuto anche per una predisposizione psicologica. Come disse Ippocrate “per guarire bisogna essere disposti ad allontanare ciò che ci ha fatto ammalare”. Ma alcune persone sono bloccate nel loro problema. Inutile quindi prescrivere diete ed esercizi se poi il problema è anche cognitivo-comportamentale.

Queste persone non riescono ad apportare i cambiamenti di cui necessiterebbero perché non ne hanno le forze o perché prima devono cambiare il loro modo di vedere e pensare le cose. In questo caso il mantenimento del dolore è dovuto ad un meccanismo psicologico alterato e non funzionale al miglioramento ed al cambiamento positivo. 

Come possiamo aiutarli?

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Freud diceva che per ottenere determinati cambiamenti nelle persone bisogna rendere conscio l’inconscio. Per questo motivo ad oggi per apportare importanti cambiamenti nello stile di vita delle persone bisogna in primis rivolgersi alla terapia cognitivo-comportamentale o, in casi più “approcciabili” al coaching effettuato da un professionista sanitario. 

La teoria psicoanalitica ha riconosciuto una verità quasi universale: tutti tendiamo ad impegnarci in comportamenti autolesionisti di cui non siamo pienamente consapevoli, ma che tuttavia conducono verso peggiori condizioni di salute. 

Tutti possiamo essere il nostro peggior nemico.

Questo riconoscimento risolve la stigmatizzazione stessa. La comprensione che tutti possono avere dei problemi, inclusi noi stessi, inibisce qualsiasi tendenza a stigmatizzare gli altri per i loro problemi. Dovremmo anche smetterla di negare a noi stessi che il dolore cronico abbia anche una componente psicologica. Le persone con dolore cronico dovrebbero capire che per cambiare il loro dolore devono cambiare prima se stessi.

Prima di cambiare il tuo Dolore, cambia te stesso.

Enzo Basile