Stigmatizzazione Sociale

Cos’è la stigmatizzazione?

Da Wikipedia: “La stigmatizzazione è il fenomeno sociale che attribuisce una connotazione negativa a un membro (o a un gruppo) della comunità in modo da declassarlo a un livello inferiore. Oggetto di studio della sociologia e dell’antropologia a partire dagli anni sessanta, la stigmatizzazione è uno strumento utilizzato dalla comunità per identificare i soggetti devianti. La parola stigma viene usata come sinonimo di marchio, segno distintivo, in riferimento alla disapprovazione sociale di alcune caratteristiche personali. In sociologia si usa per caratterizzare un handicap fisico o mentale o una devianza.

Lo stigma è la disapprovazione sociale di una caratteristica di una persona e, tipicamente, la caratteristica non è mutevole o facilmente modificabile. La disapprovazione è un giudizio critico che un individuo non è normale e ha meno valore di quelli considerati nella norma. Una naturale risposta allo stigma è la vergogna e la rabbia difensiva basata sulla vergogna.

Le caratteristiche personali che sono oggetti comuni dello stigma sono le seguenti:

  • Identità razziale o etnica;
  • Affiliazioni religiose o identità;
  • Omosessualità;
  • Disabilità fisiche;
  • Obesità;
  • Malattia mentale;
  • Dipendenza da droghe;
  • Avere HIV o AIDS;
  • Essere vittima di violenza sessuale o abuso;
  • Dolore cronico.

Molte di queste caratteristiche non sono mutevoli e alcune non sono facilmente modificabili. Quando sono oggetto di stigmatizzazione, la persona viene giudicata anormale e non all’altezza della norma. Si trovano in colpa, nonostante non siano in grado di cambiare o, perlomeno, di cambiare facilmente.
La disapprovazione influisce negativamente sulla vita di coloro che ne sono l’oggetto. Può suscitare vergogna e, nel tempo, scarsa autostima. Può anche suscitare rabbia e sentimenti di risentimento. Un aspetto degno di nota della stigmatizzazione è che non deve verificarsi in realtà in una situazione particolare per avere un effetto negativo. Le persone che sono state precedentemente stigmatizzate possono arrivare ad anticiparne gli effetti ed arrivare a sentirli anche quando non sono presenti. Di conseguenza, possono sviluppare un certo livello di paura o ansia nelle loro interazioni personali con gli altri o possono sviluppare una tendenza a diventare rapidamente difensivi o irritabili con le altre persone. Nel corso del tempo, possono identificarcisi esse stesse, diventando socialmente isolati o sentendosi come se fossero davvero diversi dalla norma.

Stigmatizzazione del dolore cronico

I pazienti con dolore cronico possono essere il soggetto ideale per tale disapprovazione sociale. È importante riconoscere, tuttavia, che non è il dolore in sé, che è stigmatizzato, ma il modo in si viene visti nell’atto di affrontare il dolore. Dopotutto, quando le persone affrontano bene il dolore, tendono ad essere stimati. Sono visti come forti. Non è così per le persone che rimangono afflitte e non reattive di fonte al dolore.
All’inizio, la maggior parte dei pazienti riceve desideri e assistenza. I loro amici e le persone care esprimono comprensione e supporto per il loro disagio emotivo. Nel corso del tempo, tuttavia, questa comprensione e il supporto si dissipano. Forse, diventano frustrati essi stessi dalla mancanza di miglioramenti. Forse, non sono d’accordo con le terapie e le procedure che stai seguendo. Forse hanno anche loro stessi un dolore cronico e, nonostante ciò continuano a lavorare e svolgere le normali attività quotidiane senza lamentarsi. Pian piano, amici e persone amate cominciano a non approvare il modo in cui il paziente con dolore cronico sta gestendo il suo dolore e come reagisce ad esso. Vorrebbero di più dalla persona ed incominciano a giudicarla negativamente.

Le principali caratteristiche di questa disapprovazione sono:

  • La comparazione con chi reagisce meglio;
  • L’impazienza o la svogliatezza con cui la persona reagisce e gestisce il suo dolore.

Un fatto spesso trascurato nella gestione del dolore cronico è che le persone, comparate tra loro, affrontano in modo diverso la stessa condizione. Alcune persone affrontano meglio di altre anche alti livelli di dolore. I pazienti con dolore cronico sono spesso sottoposti a uno standard su come dovrebbero affrontare bene il loro dolore. È come dire che, poiché alcune persone affrontano bene il dolore cronico, tutte le persone con dolore cronico dovrebbero reagire allo stesso modo. Il fatto è, tuttavia, che alcune persone incontrano più difficoltà nel far fronte al loro dolore.
Inoltre la società non offre ai pazienti con dolore cronico percorsi utili su come affrontarlo. Dopo un pò ci si aspetta che i pazienti debbano imparare da soli. Le persone si aspettano che tali pazienti sappiano come farlo. In tal modo, arrivano a giudicare i pazienti su uno standard di gestione che nessuno ha insegnato loro. Inoltre, quando qualcuno li giudica per non aver fronteggiato bene il loro dolore, si sentono ulteriormente oggetto dei disapprovazione nonostante magari stiano dedicando ogni sforzo a tale scopo. La disapprovazione così maturata può generare poi sentimenti di rabbia che generano irrascibilità ed isolamento sociale.

Conseguenze dello stigma

La stigmatizzazione del dolore cronico può impedire ai pazienti di ricevere cure efficaci e diminuire il senso di auto-efficacia.
L’esperienza del dolore cronico potrebbe essere divisa in due parti: il dolore stesso e il modo in cui il paziente reagisce ad esso. Questa reazione coinvolge componenti cognitivi, emotivi e comportamentali. È ciò che chiamiamo coping.

Chi si occupa di metodi di gestione del dolore cronico sa bene che spesso ci si deve scontrare con le credenze che i pazienti hanno nei riguardi del proprio dolore. E spesso. il semplice portare aiuto, potrebbe addirittura essere visto come uno sminuire i precedenti tentativi della persona nel gestirlo. In realtà si sta solo tentando di far capire quali siano i percorsi giusti.

La stigmatizzazione del dolore cronico impedisce così ai pazienti di ottenere un trattamento efficace.
Il dolore cronico è già tristemente noto per essere difficile da trattare. Da un lato, è cronico, dall’altra parte però c’è un enorme ventaglio di possibilità di miglioramento che meritano la nostra attenzione. Ma è difficile comunicare ad un paziente così scoraggiato che deve barcamenarsi in un sentiero così lunghi e tortuoso.

Superare la stigmatizzazione del dolore cronico

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Come con qualsiasi avversità nella vita, alcune persone con dolore cronico affrontano il dolore meglio di altri. Non è un’accusa a coloro che non riescono a far fronte al dolore altrettanto bene. È semplicemente una constatazione di fatto. Non è vero che tutte le persone affrontano disastri naturali, il cancro o la perdita di una persona cara nello stesso modo. Alcune persone affrontano questi problemi meglio di altri. È lo stesso con il dolore cronico.
Forse è perché alcune persone hanno più problemi da affrontare rispetto ad altri. Forse alcune persone hanno avuto troppi problemi in passato e quindi arrivano già sopraffatti all’insorgere del loro dolore. Forse i modelli di coping nei confronti dei problemi della vita sono inefficaci in alcune persone. Forse alcune persone sono semplicemente più abituate ad affrontare nuove sfide rispetto ad altre. Ci sono miriadi di spiegazioni diverse da poter dare.
Il punto è che le differenze nel modo in cui le persone affrontano il dolore cronico non sono obbligatoriamente il risultato di una atteggiamento sbagliato della persona.

Ci deve essere fiducia tra le persone. Chi sta vicino ad una persona con dolore conico dovrebbe non giudicarla e sopratutto giudicare i suoi sforzi o accusarla di fallimento in caso di un passo indietro nel loro percorso. I pazienti stessi devono sfidarsi ed essere aperti al cambiamento. I pazienti devono sfidare se stessi e avere fiducia ed imparare dagli esperti del settore. I pazienti devono anche avere il coraggio di cambiare le proprie convinzioni su come affrontare il dolore. Molti pazienti inoltre si attengono a standard irraggiungibili e si sentono di fronte ad un continuo fallimento.